Si tratta di un dato di fatto. Ormai si è ampiamente assodato. Spesso e volentieri, tra i tortuosi meandri della Storia, si sono smarriti numerosi indicatori, indizi semiofori, utili alla comprensione, anche se a volte soltanto parziale, del nostro passato1. La casistica da questo punto di vista, in effetti, è ricca d’esempi anche notevoli. Ora, nasce il classico dubbio amletico. Si tratta di smarrimenti intenzionali? Accidentali? Difficile, invero, rispondere.

Il presupposto fondamentale dal quale si parte, tuttavia, è sempre in ogni caso la buona fede. Di chi smarrisce. Di chi non recupera. Segni rivelatori parcellizzati dunque. Decontestualizzati. Tra i vari ingredienti semiofori incontrati durante le mie ormai ventennali esplorazioni, uno si profila particolarmente interessante. Si mostra includere, per dir così, dei numeri di un certo rilievo. Si tratta dell’esagramma. La figura stelliforme è da prendere in seria considerazione. Numerose e fondate motivazioni inducono farlo. Un esempio? L’antichità adombrata dall’emblema. È indiscutibile. La circostanza, già di per sé, è in grado di spostare in alto, il livello d’attenzione.

Un’anticipazione in tal senso: la figura esagrammatica è molto, molto più antica di quanto si potrebbe pensare. Altri aspetti da non sottovalutare? Si tratta delle importanti connotazioni simboliche, informative del profilo. Sono tutti segnali degni d’interesse. È vero. Certamente. Attributi del genere, tuttavia, non s’avvertono sufficienti a precisare in modo apprezzabile l’esagramma. L’impressione? La stella a sei punte non possiede solo qualità simboliche, per dir così, immateriali. L’esagramma potrebbe essere portatore anche di peculiari attributi eminentemente pratici. Pragmatici. Il problema? Simili caratteri sono oltremodo sfuggenti. Difficili da individuare. Troppo.

Una maniera per “ispezionare” l’esagramma, tuttavia, esiste. Si tratta di focalizzare la sua natura, per dir così, tecnica. Emerge, quest’essenza, nel momento in cui s’analizza la peculiare dimensione geometrica del simbolo. Il background è di tutto rispetto. Per quanto si conosce la componente geometrica dell’esagramma è stranamente passata inosservata. Meglio. Si è poco esplorata. Forse. L’esagramma? Si direbbe noto esclusivamente per i suoi eminenti contenuti: simbolici, occulti, spesso esoterici. Le proprietà geometriche lasciate intendere, sono più pragmatiche? Sono prevalentemente materiali? Allora si tratta d’inutili residui. Banalità. Piccolezze. Un approccio così poco obiettivo è da ascrivere ad un semplice fatto. Spesso e volentieri si sono portati alla soglia dell’attenzione soltanto i livelli misterici, esoterici, “speculativi” delle sorprendenti prerogative informanti l’arcana immagine dell’esagramma. Certi orizzonti, diciamo meno sottili, più marcatamente “terreni” si sono invece sempre esclusi dai giochi. È come se perdendo il sigillo del mistero, l’esagramma s’appresti a perdere anche la sua più nobile dimensione. Nulla di più sbagliato. Ora, è vero. Analizzato in una prospettiva geometrica l’esagramma rivela contingenze obiettivamente più ordinarie. Non per questo si può affermare, tuttavia, che un simile approccio porti a sminuire il valore della figura2. Anzi. In queste poche righe, non si cercherà di dare nuova luce ad un profilo quasi sconosciuto dell’esagramma. Nel mio testo del 2004, Le Abbazie ed il segreto delle Piramidi. L’esagramma, ovvero le straordinarie geometrie dell’Acqua, si tratta in maniera più approfondita quest’aspetto geometrico e pratico.

Ora, qui preme rendere evidente un tratto fondamentalmente sconosciuto dell’esagramma. Concerne proprio il profilo tratteggiabile esplorando le sue “misteriose” origini. Una sensazione? Il profilo in discorso, si direbbe configurare soltanto una piccola sezione di una ben più vasta e profonda sapienza primigenia, di una prisca sapientia latente poco nota. Esistono quindi tutte le condizioni per pensare quanto la stella a sei punte di davidica memoria, non sia solo un semplice simbolo astratto. Si rimanda ancora una volta al testo predetto per maggiori dettagli ed informazioni sull’argomento. Si può intuire, in ogni caso, l’esistenza di solidi motivi, che inducono a ritenere essersi trasmesso ben più di quanto si è finora riusciti ad immaginare, mediante il particolare emblema.

In questo breve articolo si cercherà, quindi, di mettere in luce la possibile origine dell’esagramma. È noto. La stella a sei punte, per la cultura ebraica è anche la riproduzione del cosiddetto Sigillum Salomonis oltre a rappresentare il Magen-Dawid, ossia lo Scutum Davidis, il “Sigillo di Salomone”. Questi sono punti fermi. Ora, il profilo precisato dovrebbe dispensare informazioni abbastanza consequenziali in tal senso.

Il simbolo, secondo una prospettiva ordinaria, è facilmente inquadrabile. Comunemente identifica e configura la cultura ed il Popolo Ebraico. Anzi. È certamente il simbolo ebraico per antonomasia. Forse da sempre. Forse. L’incertezza disturba? Nella misura del possibile allora, tentiamo d’esaminare più dettagliatamente il pregiato e misterioso simbolo a sei punte. Iniziano con ogni probabilità le prime sorprese. Inquadriamo la figura da un punto di vista esclusivamente geometrico. L’esagramma spesso si è configurato in forme stilizzate in combinazioni di una certa complessità. L’architettura fondamentale del simbolo, in ogni modo, si può di solito individuare senza grandi difficoltà anche in questo genere di composizioni.

La matrice geometrica principale, in sostanza è l’essenza dell’esagramma, si può ricondurre ad una semplice nozione. Consiste nella suddivisione sessagesimale del cerchio3. È il frazionamento in sessagesimi di una circonferenza.

Si tratta della formula solutoria utilizzata per ripartire in ore, minuti e secondi il quadrante dell’orologio analogico. Per ben intenderci si tratta dell’orologio con le lancette noto a tutti. L’esagramma graficamente è originato dall’intersezione di due triangoli equilateri incrociati, ruotati fra loro di 180°. È curioso notare che come rappresentazione allegorica è molto diffusa tra varie civiltà del mondo antico. È presente in culture le cui origini se non sono più antiche, sono almeno contemporanee della cultura ebraica stessa. Un esempio? L’emblema stelliforme si presenta sia come articolata rielaborazione, sia nella forma originale, nei mandala indotibetani4. A queste incantevoli rappresentazioni artistico-religiose, s’attribuiscono diversi significati. Tra i tanti, si deve segnalare un’idea curiosa. Traduce le complesse illustrazioni prodotte, come la sintesi figurata della molteplicità nell’unità e viceversa. La configurazione esagrammatica compare poi nella fisionomia strutturale dei famosi I Ching cinesi. Si ritrova ancora in graffiti rupestri di diverse regioni alpine. Non basta. Per l’Induismo Vedico, la stella a sei punte adombra la forma dell’Universo, generato tramite la vibrazione del suono primordiale. Musica originaria? Armonia universale? Mancano soltanto le sfere perché il pensiero vedico qui si trasmuti in visione pitagorica. Gioco di relazioni antiche. Memoria collettiva. Pensiero archetipico. Koinè universale.

Ad ogni modo, qualsiasi giustificazione si voglia attribuire, l’interpretazione sonora rimane molto stuzzicante. Si è accennato al pensiero pitagorico? Si deve allora porre l’accento su di un dettaglio. L’esagramma, insieme con la figura della stella a cinque punte, è un simbolo ampiamente usato pure tra i Pitagorici5. Piuttosto si configura essere un loro peculiare emblema esoterico. Le singolarità dell’esagramma sono curiose. Affascinanti. Estensive. Universali. Certamente la breve panoramica non riesce ad essere esaustiva. Al momento non serve. Quanto interessa ora investigare è inerente alla derivazione ebraica dell’emblema. L’orizzonte culturale israelitico è antico. Sconfinato. Complesso. Dovrebbe essere in grado di fornire più ampie informazioni al riguardo. È probabile. Di conseguenza, vediamo. Ora, un fatto è abbastanza chiaro. La simbologia d’estrazione ebraica, le curiose raffigurazioni cui si è accennato, alcune allegorie cisterciensi, metonimie queste di chiara tradizione cristiano-cattolica6 presentano decisi tratti comuni. Affinità ambigue? Sotterranee. Carsismo sapienziale. Per qual motivo sussistono? Niente di strano.

Si configurano essere il prodotto filogenetico di un’unica radice cultuale e culturale. Meglio. Le idee di base in grado di generare sia la corrente religiosa ebraica sia l’ideale cristiano-cattolico, si direbbero mutuate in una certa misura, da un emissario culturale fondante. Si avvertono esistere convergenze simboliche? Molto probabilmente è perché esiste un’unica sorgente ispiratrice. Una memoria comune. Contiene sintetizzata l’ideologia professata dalle due correnti dottrinarie7. Dove si potrebbe rintracciare l’eventuale falda nativa di una simile sorgente d’idee? Nella Bibbia. È ovvio.

Potrebbero essere proprio le Sacre Scritture a circoscrivere, per dir così, il territorio di ricerca. Una prova? Si tratta proprio dell’origine dell’esagramma. In un importante brano vetero-testamentario, in effetti, potrebbe celarsi l’origine dello Scutum Davidis. Del Sigillum Salomonis. Si tratta di un ritrovamento importante anche se fino ad oggi ignorato. Ad oggi per quanto è noto, infatti, questa non si dimostra essere una informazione di pubblico dominio...

L’origine

L’episodio delle Sacre Scritture includente le indicazioni di maggior interesse, appartiene al “Pentateuco”. Il Pentateuco, ossia l’Antico Testamento, si compone di cinque libri. S’attribuiscono come stesura, anche se non concordemente, a Mosè. Il passo ritenuto utile per dirimere la questione “esagramma”, si trova più precisamente nella Genesi. Si tratta della pericope compresa tra i versetti 15,7 e 15,10. Vediamone i dettagli.

Il brano tratta della seconda alleanza tra Dio e l’Uomo. Il nuovo patto è stabilito da Dio con Abram. Per quanto si tramanda, Abram è il primo di tutti i patriarchi. È il privilegiato capostipite della genia ebraica8. L’influente antecessore storico, con ogni probabilità visse ad Haran, in Mesopotamia. Si è intorno al XX secolo avanti Cristo. Abram intuita l’onnipotenza e l’unicità dell’Altissimo, si sottomette al Suo volere. In cambio dell’apprezzato gesto, Abram riceve da Dio la terra su cui poter prosperare. È ancora Dio stesso a suggellare il benaccetto accordo. Univocamente. Unilateralmente. Il rituale è del tutto particolare. Il dato interessante? Tramite la liturgia in discorso, Dio dovrebbe pure aver suggerito ad Abram un peculiare segno distintivo. È il marchio utile ad Abram per riconoscere la terra ricevuta come pegno. Tutto questo si è trascritto esplicitamente nel testo biblico. Si può leggere: “Abram gli domandò: ‘Signore Iddio, in qual modo potrò conoscere che io la possederò?’. E gli rispose: ‘Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e una colomba’. Ed egli prese tutto questo, lo divise nel mezzo, ponendo ciascuna meta’ di fronte all’altra, non divise però gli uccelli...”.9. Nella nota 15-17 che accompagna la Scrittura si legge che: “Era uso comune presso molti popoli antichi che, per concludere un patto, si dividessero le vittime del sacrificio in due parti, tra cui passavano i contraenti, invocando su di loro una simile morte violenta nel caso di inadempienza (Gr. 34,18). In questo caso, Dio, sotto forma di fiamma, passa da solo, in mezzo alle vittime, trattandosi non di patto bilaterale ma di sua esclusiva iniziativa...”. Questa nota è chiarificatrice.

L’unica cosa assolutamente non esplicita è la risposta. A prima vista almeno. La replica divina è inaspettata. Meglio. Inconcludente. In effetti, non sembra soddisfare la legittima richiesta avanzata da Abram, ossia: “...in qual modo potrò conoscere che io la possederò?...”. Dalla risposta divina, in effetti, non sembrano emergere segni distintivi veri e propri, salvo che...

Proviamo ad analizzare un dettaglio della Scrittura. Quanto descritto si intuisce trattarsi di un evento particolare. Si direbbe però scorrere defilato rispetto all’ambiente scenico. Costretto in un insignificante ruolo secondario. Al contrario, invece, l’episodio è molto importante. Anzi. È determinante per chiarire la questione. Ora, Abram secondo le Sacre Scritture non divide i due uccelli. Per quale motivo? Si può pensare perché la tortora e la colomba sono animali dell’aria. Sono volatili. Si tratta quindi d’animali propri del cielo. Simboli della pace. Della bellezza spirituale. Della grazia dello Spirito Santo. Caratteristiche impegnative, queste. Pongono allegoricamente gli uccelli vicini a Dio. Si possono già ritenere questi motivi più che sufficienti, perché gli animali non siano sacrificati da Abram.

In questa prospettiva, solo Dio può dividere due simulacri, per dir così, rappresentativi del divino. Può essere. I due pennuti, è anche probabile, non siano stati divisi da Abram per un altro motivo. Molto più logico. Molto più semplice: “non spettava a lui dividerli”. È lo stesso passo biblico a suggerirlo. Meglio. Rientra pienamente nella logica del rituale. L’alto gesto simbolico della divisione dei due uccelli è riservato pertanto in modo esclusivo a Dio, visto che gli altri animali sono stati smembrati da Abram. Probabilmente è questo l’unico atto formale possibile, per sancire in maniera conforme alla Tradizione, la sacralità del patto.

Senza quest’atto, ossia senza l’interposizione dell’imprescindibile divisione rituale divina, il momento liturgico sarebbe risultato, invece, come semplice azione votiva umana. Un patto con Dio voluto e consumato esclusivamente da un uomo? Impensabile. Impossibile. Abram, allora, deve portare a termine un’operazione accessoria. Specifica, ma complementare. Smembra la giovenca, la capra ed il montone. Sono animali della terra, questi. Bestie pertinenti all’essere umano. Abram è però un uomo privilegiato da Dio. L’intervento portato a termine da Abram, allora? Non è un semplice atto votivo. Si tratta di qualcosa di più. Si tratta della firma contrattuale apposta dal patriarca. Il gesto d’Abram? È il riflesso del taglio rituale coinvolgente i due uccelli. Il taglio sacrificale dei due pennuti? È questo il frutto esclusivo della volontà divina. È l’unico atto necessario per convalidare l’intesa. In altri termini, il patto si ratifica e, di fatto, si risolve solo in un momento ben preciso. L’attimo cruciale è quando Dio divide secondo rituale la colomba e la tortora ed al contempo tocca, ricomponendole virtualmente, pure le parti frazionate in precedenza da Abram. È, questa, l’imprescindibile firma divina.

Da un lato suggella in modo definitivo l’accordo. Dall’altro esaudisce la richiesta fatta da Abram: “Signore Iddio, in qual modo potrò conoscere che io la possederò?...”. Già. In qual modo? Vediamo. Proviamo a convertire graficamente la liturgia del sacrificio. Ora, si dovranno sistemare le diverse metà degli animali sacrificali e gli uccelli, come indicato dalla Scrittura. In sostanza si dovrà “porre una metà d’ogni animale di fronte all’altra lasciando integri i due uccelli anch’essi però, ovviamente, contrapposti”.

Quanto emerge si profila corrispondere in tutto e per tutto ad un esagramma. Adombra, nondimeno, la grandezza della sublime Mente Trascendente che ha stabilito il percorso rituale da rispettare. Il raffinato tracciato geometrico seguito da Dio tra le offerte votive, si direbbe originare effettivamente la nota stella a sei punte. In merito non esistono grandi dubbi. L’esagramma, in questa prospettiva è un segno distintivo sacro. Per quanto si conosce, l’emblema esagrammatico ispira: “...nel medioevo, l’idea di uno strumento materiale di difesa, una sorta di amuleto, definito appunto Magen Dawid, dotato di proprietà magiche e in grado di proteggere gli ebrei...”10.

Secondo il documento biblico invece, se si è visto giusto, la probabile origine del “Sigillo di Salomone” o “Scudo di Davide” se si preferisce, si configura collocarsi grossomodo intorno al 1900 a.C. circa. Abram ha ricevuto l’indicazione desiderata. Il popolo ebraico al seguito d’Abram ha riscosso la sua ricompensa. Questo secondo la Bibbia.

Soffermiamoci ancora per un attimo sulla funzione attribuita al -Magen Dawid, ovvero al *Sigillum Salomonis. L’esagramma, in questa prospettiva “funzionale”, ha caratteristiche prettamente difensive. Tutelari. Protettrici. È sostanzialmente uno “scudo”. Difende. Non è casuale, allora, se per una consolidata tradizione popolare, il Sigillum Salomonis riveste i caratteri di potentissimo pentacolo protettivo. L’essenza definitoria primaria dell’esagramma è quindi concernente la difesa. È suggestivo allora scoprire cosa difende. La stella a sei punte in genere si designa a protezione e salvaguardia dell’elemento liquido. L’esagramma custodisce l’Acqua. L’indicazione è di straordinario valore.

Il significato trasmesso dall’esagramma

Si è frequentemente confinato ad un oscuro livello di retroscena. Si è sempre dato maggior risalto ad altre questioni. Più magiche. Più esoteriche. Più affascinanti. Niente di più inesatto ed insensato. Già. L’esagramma. L’Acqua. Sono i termini di una equazione insolita ma precisa. Pragmatica. Il sistema esagonale. L’acqua cristallizzata formando esagoni. Perfetti. Le configurazioni geometriche elaborate dai fiocchi di neve sono strepitose. È un fatto risaputo. Da sempre. Da tutti. La sensazione è forte. L’Acqua con le sue “essenze geometriche” si potrebbe rivelare insospettabile quanto potente chiave di lettura archeologica. La ricerca continua…

Note

1 Secondo il filosofo e storico Kryzstof Pomian, “semiofori” sono quegli oggetti che si possono considerare dei portatori di segni e che come tali si possono sottoporre a diverse analisi.
2 Le proprietà dell’esagramma non sono solo “esoteriche”, come si potrebbe pensare ad un primo approccio. Sono bensì concrete. Pragmatiche. Operative. Pratiche. L’esagramma, in altri termini, è utile a qualcosa. Si veda il testo pubblicato da chi scrive, Le Abbazie ed il segreto delle Piramidi. L’esagramma, ovvero le straordinarie geometrie dell’Acqua, Ecig, Genova, 2004.
3 La divisione sessagesimale, è il sistema di misurazione in cui ogni unità si divide in 60 parti, come le misure degli angoli in gradi, primi e secondi, le ore in minuti e secondi, e così via.
4 Il mandala, che letteralmente significa cerchio, arco, sezione, è un disegno mistico che s’impiega per la meditazione. Si trova in ambito indo-buddhistico ed in Tibet. In particolare è indicativo il mandala noto come shri-yantra. Questo grafo si compone di triangoli contrapposti, cerchi e quadrati intrecciati tra loro.
5 “...In origine simbolo magico dei pitagorici...” Dizionario Enciclopedico Maximus, Novara, 1992, voce “esagramma”, p. 945. Secondo un criterio di ragionevole certezza, è possibile ritenere che per i pitagorici l’esagramma sia una rappresentazione del Megacosmo, mentre il eentagramma, sia il riflesso del Microcosmo.
6 Si vedano, ad esempio, le incisioni sulla trabeazione litica presente nello splendido chiostro della milanese Santa Maria di Chiaravalle.
7 Non si deve assolutamente dimenticare qui, che pure la tradizione coranica presenta numerosi tratti comuni con la religione ebraica e cristiana. Per il momento non si esamineranno i tratti legati al Corano pur presentando, questi, spunti molto interessanti al riguardo.
8 Si deve notare che Abram è originario di Ur in Caldea. È una figura di primo piano sia per l’orizzonte religioso ebraico-cristiano sia per quello islamico.
9 Bibbia Concordata, Milano, 1982, A. T., Pentateuco, p. 62, maiuscolo N.d.A.; in nota 15-17: “...Era uso comune presso molti popoli antichi che, per concludere un patto, si dividessero le vittime del sacrificio in due parti, tra cui passavano i contraenti, invocando su di loro una simile morte violenta nel caso di inadempienza (Gr. 34,18). In questo caso, Dio, sotto forma di fiamma, passa da solo, in mezzo alle vittime, trattandosi non di patto bilaterale ma di sua esclusiva iniziativa...”.
10 Giulio Busi, Simboli del pensiero ebraico, Torino, 1999, p. 167, voce “magen”.