Monica De Cardenas è lieta di presentare Controcorrente, la prima mostra personale di Uwe Wittwer in Italia.

Uwe Wittwer indaga il rapporto tra immagine, memoria e storia attraverso una pratica pittorica che trasforma fotografie, documenti d'archivio e immagini della storia dell'arte in opere di grande intensità visiva. Acquerello, pittura e disegno diventano strumenti con cui l'artista mette costantemente in discussione la presunta oggettività della rappresentazione, rielaborando immagini preesistenti attraverso processi di appropriazione, alterazione e riscrittura.

Per questa mostra l'artista concentra la propria ricerca sul patrimonio fotografico della Missione di Basilea e sulla collezione etnografica del Pitt Rivers Museum di Oxford. Attraverso immagini provenienti dall'Africa occidentale e centrale, dall'India, dalla Cina meridionale e dalle Americhe, questi archivi documentano l'attività missionaria, l'espansione coloniale e i processi di rappresentazione delle popolazioni incontrate tra XIX e XX secolo. È da questo vasto repertorio iconografico che Wittwer sviluppa un nuovo ciclo di opere, mettendo in discussione l'autorità del documento storico ed evidenziando come ogni immagine rifletta il punto di vista e le strutture di potere che l'hanno prodotta.

Il titolo Controcorrente evoca il movimento di risalita dei grandi fiumi che storicamente permisero alle spedizioni coloniali di penetrare progressivamente all'interno dei continenti. Dal bacino del Congo al Rio delle Amazzoni, fino ai grandi corsi d'acqua dell'Asia, il fiume diventa metafora tanto dell'espansione coloniale quanto del percorso che la mostra compie negli archivi, risalendo le immagini per interrogarne le origini, le omissioni e le implicazioni politiche. Più che proporre una ricostruzione storica, la mostra riflette sul modo in cui queste rappresentazioni continuano a influenzare il nostro rapporto con il passato.

Accanto a questo nucleo di lavori, Wittwer si confronta con due capolavori della storia dell’arte, entrambi conservati a Milano: la Canestra di frutta del Caravaggio della Pinacoteca Ambrosiana e L'ultima cena di Paolo Veronese (Paolo Caliari) della Pinacoteca di Brera. Un‘ulteriore gruppo di acquerelli, ispirato ai disegni di Willem van de Velde, collega i due filoni della mostra: in qualità di cronista delle flotte belliche e mercantili olandesi del XVII secolo, Van de Velde raffigurò proprio quelle navi che posero le basi dell'espansione europea e del colonialismo, mettendo in dialogo la storia dell'arte con una riflessione critica sull’eredità coloniale.