Dal 18 settembre 2026 al 22 gennaio 2027, 21Art Treviso presenta Sull’imbrunire, mostra personale di Gonzalo Borondo a cura di Cesare Biasini Selvaggi.
L’artista, rappresentato da 21Art e già protagonista di una personale nella sede di Padova, espone negli spazi di Treviso (viale della Repubblica 3, Villorba) la sua produzione più recente. Qui il buio e la notte si fanno specchio della condizione umana, in un’intensa tensione tra forma e dissoluzione.
«Nel panorama odierno di un’arte troppo spesso ridotta a intrattenimento o a mero esercizio concettuale, il nuovo ciclo pittorico di Borondo si impone come una meditazione esigente sulla natura stessa della pittura», dichiara il curatore Cesare Biasini Selvaggi. «Nata nell’ombra interiore e dal rifiuto della distrazione mondana, questa serie rappresenta una discesa negli abissi della figura e della materia, laddove l’atto di dipingere torna a farsi rito, catarsi e memento mori: una soglia su cui il gesto visivo si fa testimone del tempo e dell’umana nostalgia d’eterno».
Avvalendosi di una tecnica ormai consolidata, che prevede l’uso di lastre di vetro come superficie pittorica e la stesura del colore sul verso dell’opera, Borondo accoglie l’incidente e l’imprevisto, rinunciando al controllo assoluto sull’immagine finale. Gli strati di materia – stesi direttamente con le mani o con panni di stoffa – sono solcati da laceranti bagliori in foglia d’oro e d’argento.
Nei grandi agglomerati figurativi come Trittico della Discesa, Frangia e Babel, le anatomie umane si stipano e si sfaldano: a uno sguardo ravvicinato il corpo si disintegra nell’astrazione, richiamando le visioni crepuscolari della carne. Altrove, in composizioni di più cruda essenzialità come Cavallo, Eclisse o Uomo luce, l’immagine riaffiora con la solennità di una lastra fotografica di inizio Novecento o di una reliquia dimenticata.
In continuità con la lezione dei grandi maestri – da Goya a Rembrandt, dalle icone bizantine alle opacità del Barocco –, Borondo restituisce alla pittura il suo ruolo di ponte tra il quotidiano e l’inconoscibile, mettendo in scena le crisi e i conflitti del nostro presente.








