In un presente che moltiplica strumenti di controllo, confini e dispositivi di protezione, la sicurezza appare come una promessa costante, ma sempre più fragile. È da questa contraddizione che prende forma Safe. Nessuno si salva da solo, la mostra personale di Andrea Musto, a cura di Paola Martino, ospitata negli spazi di Mu.Ro di Milano dal 22 settembre al 4 ottobre 2026.

L'esposizione affronta uno dei temi più urgenti della contemporaneità: il rapporto tra sicurezza e vulnerabilità, tra protezione e isolamento. Da un lato esistenze travolte dalla guerra, dalla violenza e dalle migrazioni forzate; dall'altro individui apparentemente al sicuro, ma sempre più soli, disconnessi e incapaci di costruire relazioni autentiche. Due realtà solo in apparenza distanti che l'artista mette in dialogo, mostrando come entrambe appartengano alla stessa condizione umana.

Le opere di Andrea Musto non cercano una rappresentazione estetica del dolore, ma ne restituiscono la presenza. Sculture, installazioni e lavori materici costruiscono un percorso in cui corpi, mani, bambini, madri e frammenti di memoria diventano testimonianze di una vulnerabilità condivisa. La materia stessa delle opere, aspra e stratificata, conserva le tracce della ferita e trasforma lo spazio espositivo in un luogo di confronto diretto con il presente.

Come sottolinea la curatrice Paola Martino: “Viviamo in un tempo che costruisce continuamente l'idea di sicurezza. Confini, schermi, dispositivi, abitudini: tutto sembra progettato per proteggerci. Eppure questa protezione è fragile, spesso illusoria. Safe nasce proprio da questa contraddizione e ci ricorda che nessuna salvezza può essere soltanto individuale”.

Il progetto espositivo si sviluppa come un itinerario che attraversa diverse forme della fragilità contemporanea. Dalle immagini della guerra alle macerie della storia, dalle migrazioni ai confini, fino alle nuove solitudini generate dall'iperconnessione e dall'alienazione sociale, ogni opera invita il visitatore a interrogarsi sul significato stesso dell'essere al sicuro.

Il lavoro di Musto dialoga idealmente con una tradizione artistica che, da Francisco Goya ad Anselm Kiefer, ha cercato di dare forma all'irrappresentabile, non illustrando la violenza ma rendendone percepibile il residuo. Le ferite della memoria storica, dall'assedio di Leningrado fino ai conflitti contemporanei, si intrecciano con le inquietudini del presente, annullando le distanze geografiche e temporali.

L'allestimento coinvolge fisicamente il visitatore. Alcune opere, collocate a terra, obbligano a modificare la propria postura, trasformando l'atto del guardare in un gesto di partecipazione e responsabilità. Accanto alle installazioni compaiono taccuini sospesi nello spazio: frammenti di pensiero, annotazioni e parole che non spiegano le opere, ma ne ampliano la dimensione umana, restituendo la scrittura come forma di resistenza contro l'oblio.

“I bambini che crescono tra le macerie e quelli che trasformano il gioco in simulazione del trauma appartengono allo stesso tempo. Nel mondo in cui alcuni lottano per sopravvivere, altri scompaiono senza muoversi. Due condizioni diverse, ma inseparabili”. osserva Paola Martino.

Safe. Nessuno si salva da solo non offre risposte né consolazioni. Invita piuttosto a riconoscere come la sicurezza non possa essere costruita attraverso la separazione, ma soltanto nella responsabilità condivisa. In un'epoca attraversata da conflitti, crisi umanitarie e nuove forme di isolamento, la mostra riafferma il ruolo dell'arte come spazio di testimonianza e di coscienza critica, capace di restituire visibilità a ciò che troppo spesso viene ignorato.