Un articolo pubblicato sulla rivista Science1 riporta i risultati di uno studio sulle possibilità di riempire nuovamente il Lago di Aral per riportarlo alle dimensioni che aveva ormai oltre 60 anni fa, il che potrebbe impedire il rilascio di oltre seicento milioni di tonnellate di anidride carbonica. Oggi i sedimenti che una volta erano sul fondo del lago sono esposti all'atmosfera e si decompongono, rilasciando anidride carbonica. Si tratta di un contributo importante in tutta l'Asia dal territorio che una volta costituiva il lago e oggi è poco più che una palude circondata da un terreno arido ad alto contenuto salino.

Gli autori di questo studio guidato dal Centre for Advanced Studies of Blanes (CEAB-CSIC) riconoscono che si tratta di una sfida enorme dal punto di vista tecnico, sociale e anche politico, dato che oggi il Lago di Aral è situato alla frontiera tra l'Uzbekistan e il Kazakistan. Tuttavia, potrebbe offrire un'opportunità notevole per sviluppare soluzioni importanti anche a livello globale per riparare danni ecologici che sono davvero enormi nel caso del Lago di Aral. Possibili soluzioni potrebbero aiutare altri progetti ecologici riguardanti altri grandi laghi del mondo che si sono ridotti.

Molti studi riguardano il ruolo degli oceani nel ciclo globale del carbonio, ma anche i laghi sono importanti. Materiali organici si accumulano nei loro sedimenti nel corso di lunghi periodi e ciò significa che l'anidride carbonica rimossa dall'atmosfera da piante e alghe rimane immagazzinata sul fondo di quei laghi. Se però essi si riducono, i sedimenti vengono esposti all'atmosfera e cominciano a decomporsi, rilasciando quell'anidride carbonica.

Il Lago di Aral era uno dei più grandi del mondo, tanto che in inglese viene definito come mare e occasionalmente il termine mare può essere trovato anche in qualche fonte italiana. L'ambiguità deriva dal fatto che si tratta di un lago salato, una caratteristica dovuta al fatto che ebbe origine da un ramo dell'antichissimo oceano chiamato Tetide dopo essere rimasto isolato.

Già negli anni Cinquanta, in URSS venne cominciato un programma agricolo che si rivelò catastrofico e finì per causare uno dei peggiori disastri ecologici della storia umana. Il lago veniva alimentato dai fiumi Amu Darya e Syr Darya, i quali vennero deviati per irrigare grandi coltivazioni di cotone. A quel punto, il lago cominciò a perdere più acqua di quanta ne ricevesse da altre fonti.

Negli anni Sessanta, il Lago di Aral cominciò a rimpicciolirsi in modo notevole. C'era una volontà politica che portò a continuare lo sfruttamento intensivo delle acque del lago e dei fiumi vicini per massimizzare la produzione di cotone. All'epoca, il dissenso era molto pericoloso, perciò quella politica continuò. Anche dopo la caduta dell'URSS, la continuazione della coltivazione del cotone rimase una priorità che portò a mantenere quel tipo di politica.

Lo sconvolgimento dell'equilibrio idrogeologico della regione ha portato già nel decennio scorso alla perdita di oltre il 90% del Lago di Aral, che oggi è ormai ridotto a una sorta di palude. Molte specie che vivevano nel lago o nelle sue vicinanze sono sparite e l'attività di pesca a un certo punto è cessata.

Ad aggravare la situazione, nell'area ci sono i depositi di resti di pesticidi e fertilizzanti utilizzati dai sovietici, che hanno pesantemente inquinato il territorio. Aree che facevano parte del Lago di Aral o erano vicine a esso non sono più neppure coltivabili e sono diventate un deserto salato.

Strati di sedimenti che si sono accumulati sul fondo del Lago di Aral nel corso del tempo hanno cominciato a essere esposti all'atmosfera. Quei sedimenti contenevano materiali organici che includevano carbonio. Con la riduzione del lago, i sedimenti hanno cominciato a decomporsi e a rilasciare anidride carbonica nell'atmosfera. È un processo cominciato, come detto in precedenza, oltre sessant’anni fa, ma ci sono ancora molti sedimenti che potrebbero rilasciare una quantità di anidride carbonica stimata attorno a più di seicento milioni di tonnellate.

Riempire nuovamente il Lago di Aral aiuterebbe notevolmente a impedire il rilascio di quell'anidride carbonica e allo stesso tempo a far rifiorire l'ecologia di una grande area. Per questo motivo, già negli anni scorsi un progetto del Kazakistan ha portato alla costruzione della diga Kokaral per permettere che l'acqua che ancora arriva dal fiume Syr Darya non finisca perduta. È un inizio che però sta aiutando a riempire di nuovo solo una sezione del vecchio lago. Questo nuovo studio offre un progetto su scala ancor più ampia per far rinascere una vasta area attorno a quello che era il lago decenni fa.

La nuova proposta si ispira a diversi progetti già proposti in passato, analizzando le possibili soluzioni e discutendo le misure che potrebbero davvero riportare l'attuale palude ai vecchi fasti. Si tratterebbe di un lavoro titanico, anche perché richiederebbe la collaborazione di varie nazioni. Modernizzare le infrastrutture idriche in modo coordinato per permettere all'acqua dei fiumi di continuare a irrigare le coltivazioni e allo stesso tempo di alimentare nuovamente il Lago di Aral sarebbe un lavoro enorme.

L'analisi riguarda anche il lato economico, che va oltre i benefici dati dal miglioramento dell'agricoltura e dalle possibilità di riprendere pian piano la pesca grazie al ripristino dell'ecosistema lacustre. Include il mercato dei cosiddetti crediti di carbonio. Questi strumenti di mitigazione della crescita delle concentrazioni di questo gas serra possono tornare utili anche in un progetto come la rinascita del Lago di Aral. Secondo i ricercatori, impedire il rilascio di seicento milioni di tonnellate di anidride carbonica può valere diversi miliardi di dollari in crediti che possono essere venduti. In sostanza, si tratta di un'operazione che potrebbe generare un profitto per le nazioni coinvolte.

Laghi molto grandi possono rappresentare importanti fonti di anidride carbonica quando cominciano a ridursi in modo significativo. Il motivo è sempre nella decomposizione dei sedimenti che vengono esposti agli agenti atmosferici. Lo sviluppo di un progetto importante per ripristinare il Lago di Aral costituirebbe un esempio per altri progetti riguardanti altri laghi. Sta diventando sempre più importante limitare gli aumenti delle immissioni di anidride carbonica e trovare modi per sequestrarla. Da questo punto di vista, i laghi costituiscono rischi ma anche opportunità, sia ecologiche che economiche.

Note

1 L’articolo su Science: Drying of the Aral Sea reshapes the anthropogenic carbon inventory of Central Asia.