Una figura atipica ma decisamente originale del panorama internazionale. E’ Clémence de Grandval (1828-1907) personalità di spicco della cultura musicale francese a cui il Palazzetto Bru Zane a Venezia, dedica un intero festival.
Importanti studi condotti negli ultimi decenni sulle compositrici dell’Ottocento hanno ampiamente documentato il contesto ostile – purtroppo l’atteggiamento “ostile” non vale solo per le compositrici ma più in generale per esponenti della cultura, che nel mondo, in contesti sociali e culturali diversi, difendono il loro talento e la loro creatività artistica messa a disposizione della popolazione intera - in cui esse operavano.
Generalmente costrette a limitarsi a generi intimisti o all’ambito pedagogico, furono escluse dalle formazioni più prestigiose. I teatri lirici le accolsero solo eccezionalmente e le società dei concerti sinfonici spesso le ignoravano. Sfidando tutti questi ostacoli, la viscontessa de Grandval dovette far fronte anche ai vincoli legati alla sua posizione sociale: in quanto aristocratica, non poteva aspirare allo status di musicista professionista, il che, in pratica, la relegava tra i dilettanti. Ma la tenacia e l’intelligenza la spinse a farsi riconoscere in tutti gli ambiti della sua arte.
E il festival veneziano, in tal senso, intende valorizzare la musica da camera della compositrice francese e dei suoi contemporanei, nel contesto delle avanguardie che caratterizzeranno la fine del secolo romantico.
Così, giovedì 17 settembre, ad aprire i battenti offre del repertorio musicale al centro del cartellone, è un recital di mélodies interpretate dal mezzosoprano Coline Dutilleul e da Aurelia Vişovan al pianoforte. Un’introduzione poetica all’universo musicale, ricco e sfaccettato, della compositrice francese.
Ma il concerto inaugurale è sabato 3 ottobre, alla Scuola Grande San Giovanni Evangelista di Venezia, che prosegue l’esplorazione del repertorio vocale con arie ed ensemble tratti, nella prima parte, dalle opere di Grandval e, nella seconda, da lavori di alcuni suoi contemporanei: Massenet, Bizet, Hüe, Gounod e Joncières. A interpretarli sarà un quartetto vocale formato da Hélène Carpentier, Marie- Andrée Bouchard-Lesieur, Julien Dran e Jérôme Boutillier, con Emmanuel Christien al pianoforte. Il programma testimonia il confronto di Grandval con l’opera, allora considerata la regina delle forme musicali.
Domenica 4 ottobre saranno protagonisti l’oboe e il corno inglese di Ilyes Boufadden e il fagotto di Lola Descours, accompagnati al pianoforte da Théo Fouchenneret. Clémence de Grandval dedicò numerose composizioni a questa famiglia di strumenti a fiato, appartenenti alla famiglia delle “ance doppie”.
Mentre giovedì 8 ottobre a calcare il palcoscenico è il Trio Pantoum, impegnato nei trii con pianoforte di Grandval e Saint-Saëns, sotto la cui guida la compositrice completò la propria formazione musicale. I due rimasero legati fino alla morte di Clémence, come testimonia la loro ampia corrispondenza, ricca di consigli e manifestazioni di reciproco sostegno.
E giovedì 15 ottobre è la volta delle mélodies di Grandval, accostate ad alcune composizioni del suo amico Saint-Saëns, a lei dedicate o da lei interpretate. Il programma sarà affidato al soprano Clémence Tilquin e a Emmanuel Olivier al pianoforte. La mélodie, forma emblematica dell’avanguardista Société nationale de musique, fondata nel 1871, pone il linguaggio musicale al servizio dell’espressività del testo poetico.
Martedì 20 ottobre, Alexandre Gattet all’oboe, Héloïse Luzzati al violoncello e Tanguy de Williencourt al pianoforte accostano Grandval a Diémer e Boisdeffre, esplorando un’estetica ispirata all’Ancien Régime, epoca in cui gli strumenti ad ancia doppia svolgevano un ruolo di primo piano nella musica all’aperto e nelle danze.
Sembra far da contrappunto giovedì 22 ottobre, Giovanni Bietti in una conferenza dal titolo Tra salotto e sala da concerto. Le opere e la biografia di Clémence de Grandval offriranno l’occasione per osservare il contesto e le pratiche musicali dell’epoca da una prospettiva insolita, mettendo in luce lo spazio che una compositrice poteva conquistarsi in quell’ambiente e il pubblico al quale si rivolgeva la sua musica.
E in chiusura martedì 27 ottobre, sarà il flauto protagonista con Iris Daverio, accompagnata al pianoforte da Jean-Paul Gasparian. Giova ricordare che in epoca romantica, per una donna suonare uno strumento che richiedeva l’uso delle labbra era ritenuto sconveniente; per questo, nei conservatori francesi le classi di flauto erano riservate agli uomini. Ciononostante, molte compositrici scrissero per questo strumento, come dimostrano i brani in programma, tutti firmati da donne. Infine giovedì 29 ottobre andrà in scena il concerto della violinista Raphaëlle Moreau e del pianista David Kadouch, che accosta Clémence de Grandval a Reynaldo Hahn. Entrambi costruirono parte della propria fama frequentando, in momenti diversi dell’Ottocento, i salotti parigini dell’alta società, lungo un contesto del tutto originale e di singolare empatia.















