Lalalalalalala, identity test, personale di Chiara Sibilla al suo primo show in galleria. L’esposizione, arricchita da un testo critico di Jacopo Uberti, e Davide Masciandaro nel doppio ruolo di regista e direttore tecnico, è una relazione dinamica tra spazio, strumenti, opere e persone, in dialogo tra le connotazioni materiali, scultoree, architettoniche e relazionali delle opere con la natura immateriale dei suoni al confine tra arte visiva e azione performativa sonora. Attraverso le sue opere, l’artista invita a riflettere sul valore educativo della musica e delle nuove tecnologie in relazione a temi come espressione, identità, consapevolezza. Attraverso installazioni, ambienti acustici e performance collaborative, Chiara Sibilla è promotrice di sperimentazioni capaci di ampliare il concetto di ascolto e porta avanti una costante ricerca sulle modalità in cui l’alterazione di uno strumento assorbe il suono e lo restituisce con sfumature inattese. Come per artisti quali Tarek Atoui, nel microcosmo dell’artista, l’ascolto si fa linguaggio di apprendimento e il suono spazio di sperimentazione, relazione e improvvisazione che ci pone di fronte a una scelta: esistere rapidamente nello spazio espositivo come spettatore fugace e distratto, o abitarlo consapevolmente in modo ricettivo.
Ecco allora che pitture ad olio, disegni, sculture in bronzo, argilla, terracotta, plastica, marmo, silicone e strumenti a fiato popolano lo spazio come creature viventi; respingendo la linearità cronologica e procedendo per ritorni e trasformazioni. La luce naturale che filtra dalle ampie vetrate della galleria non si limita a illuminare le forme atipiche di questo ecosistema sonoro, ma ne diventa parte integrante, materia viva e compositiva. Il nuovo progetto economART di Amy.d Arte Spazio si sviluppa intorno alle “Stanze di ascolto”, esperienza attiva e partecipativa che coinvolge creativamente l’ascoltatore ed invita a leggere l’arte come una pratica sistemica che genera connessioni e significato e un approccio al progetto costruito sulla materia. Progetto come processo aperto quindi, umano e in trasformazione capace di attivare relazioni, rafforzare legami e modificare equilibri. Con la sua ricerca sul suono, l’artista si allontana dall’eredità ricevuta della musica e la intreccia con la trasformazione degli strumenti musicali al suono “costruito” come pratica artistica rigenerativa, legittimando appieno l’entrata della dimensione sonora, ontologicamente immateriale, nel contesto delle arti visive.
Per la sua natura “intermedia”, il suono incarna meglio di altri materiali, quella sensibilità dell’arte contemporanea che procede per “traiettorie tra linguaggi, media, luoghi e storie” piuttosto che per categorie ancora definite dalla purezza del mezzo espressivo. Con una visione polifonica che guarda sempre meno all’opera isolata e sempre più alla costruzione di sistemi complessi si conferma il ruolo del progetto come dispositivo culturale e produttivo, in cui le opere e le responsabilità collettive diventano elementi interdipendenti. Nelle sue creazioni e trasformazioni, Sibilla non osa sulla materia ma piuttosto sulla semantica della stessa alterando e realizzando nuove ed inconsuete estetiche e sonorità. per costruire un unico paesaggio sensoriale che coinvolge anche il coro, nella progettazione di un’esperienza sonora collettiva e visionaria.
















