La Fondazione Querini Stampalia presenta Nigel Cooke: bad habits, mostra curata da Evelyn C. Hankins, in corso dal 5 maggio al 22 novembre 2026 durante la 61. Esposizione Internazionale d'Arte de La Biennale di Venezia. Si tratta della prima personale in Italia dell’artista britannico.

A partire dalla prossima primavera, Nigel Cooke alla Fondazione Querini Stampalia sarà il primo artista in residenza nella storia dell’istituzione. Durante il suo soggiorno veneziano realizzerà una serie di dipinti di grande formato, lasciandosi attraversare dal patrimonio storico e culturale della Fondazione e dalla trama viva della città. La memoria degli ambienti, il respiro della laguna, il reticolo mobile dei canali e le vibrazioni irripetibili della luce diventeranno materia pittorica, sedimentando in opere che non si limitano a evocare Venezia, ma ne assorbono l’energia e la restituiscono in forma.

La residenza scandirà il tempo in cui la mostra prenderà forma, nel senso più concreto e insieme più profondo del termine. Il progetto espositivo, su proposta della Fondazione, si è configurato sin dall’inizio come un percorso da sviluppare abitando la città, privilegiando, prima di ogni definizione curatoriale, il tempo dell’immersione, della ricerca e della prossimità ai luoghi, riconoscendo in questa esperienza la matrice generativa del lavoro. Prima della configurazione formale, l’esperienza vissuta, un processo in cui l’opera matura in relazione non solo con ciò che la precede ma anche con quello che la circonda.

Tra le istituzioni più antiche e prestigiose della città, la Fondazione Querini Stampalia ha scelto di ospitare Cooke all’interno del Portego della Biblioteca, trasformato per l’occasione in studio d’artista. Affacciato sul Rio di Santa Maria Formosa, adiacente alla storica biblioteca e sopra gli ambienti riprogettati da Carlo Scarpa, questo spazio permetterà all’artista di lavorare immerso in un’atmosfera unica.

Al termine della residenza, i dipinti saranno presentati nello stesso ambiente in cui hanno preso forma, instaurando una continuità ideale tra il gesto creativo dell’artista e lo sguardo del pubblico.

La pratica di Cooke è spesso guidata dalle sue esperienze in diverse parti del mondo e dalle impressioni autobiografiche che ne derivano. Alcune suggestioni dei suoi ultimi lavori affondano le radici in un viaggio ad Atene, dove, osservando le antiche rovine e i resti delle statue nei musei, ha meditato sul tempo e sulla stratificazione della memoria. Il termine greco θραῦσμα (thraûsma) “frammento” è diventato l’idea alla base di questa nuova produzione, comparendo nelle prime fasi della composizione sia come testo sia come immagine e creando una tensione con altri segni recentemente esplorati dall’artista.

La storia intricata e stratificata di Venezia, con il suo ruolo di crocevia culturale e commerciale, ha a sua volta influenzato profondamente il pensiero di Cooke. Come Atene, anche Venezia conserva i segni di civiltà passate, un’eredità che nutre la riflessione storica, scientifica e culturale dell’artista. Contemporaneamente Cooke attinge al passato più misterioso della città e alle impressioni suscitate dagli eventi mondiali contemporanei, traducendo tutto in colori profondi e notturni, da cui emergono frammenti di figure, oggetti e animali. Le nuove opere, sottolinea Cooke, “evocano momenti di incertezza e oscurità, in cui fili di speranza e la possibilità di un cambiamento brillano come frammenti al chiaro di luna”.

Profondamente radicato nella storia della pittura, Cooke riveste un ruolo di rilievo nello sviluppo dell’arte contemporanea britannica e appartiene oggi alla tradizione di quegli artisti che hanno trovato a Venezia una fonte di ispirazione creativa. Per Cooke, i nuovi dipinti, come la città stessa, diventano spazi in cui il sé può essere ripensato e reinventato. Attraverso i suoi segni astratti, le opere tracciano pattern continui in cui passato e presente, personale e collettivo, si riflettono e si intrecciano, sospesi in una delicata e vibrante incertezza.