Nel Teatro Olimpico di Vicenza, gioiello architettonico palladiano e patrimonio UNESCO, andrà in scena dal 13 settembre al 18 ottobre il 79° Ciclo di Spettacoli Classici.

L’edizione 2026 segna un passaggio significativo: per la prima volta la direzione del ciclo è affidata a una realtà artistica del territorio, la compagnia Stivalaccio Teatro, da anni punto di riferimento in Italia per l’indagine di rinnovamento del teatro popolare e della Commedia dell’Arte.

La rassegna, infatti, costruisce un ponte tra tradizione classica e innovazione contemporanea con un programma di 7 spettacoli (tra cui 3 prime assolute) al Teatro Olimpico e 2 eventi site specific nella Basilica Palladiana a cui si aggiungono progetti comunitari, masterclass, workshop e incontri con alcuni tra i più significativi protagonisti della scena italiana e internazionale.

Il ciclo si articola in quattro linee progettuali: Skēnē – La grande scena internazionale, Polis – Progetti del territorio, Tēchne – L’arte del fare e Agorà – Lo spazio del confronto.

Il cuore del programma sintetizzato dalla parola greca Skēnē è costituito da un cartellone di spettacoli che portano a Vicenza alcune tra le più significative esperienze del teatro e della danza contemporanea italiana e internazionale con sette appuntamenti, tra cui tre prime assolute, una prima nazionale, e due progetti site-specific.

La rassegna si apre il 18 e 19 settembre al Teatro Olimpico con la prima assoluta di Orestea parte prima nella rilettura di Carmelo Rifici. In scena si confrontano forze arcaiche e logos razionale in continuo conflitto, Cassandra diventa voce tragica e inascoltata, rivelando la violenza collettiva su cui si fonda l’idea stessa di giustizia. Nella prima parte del capolavoro di Eschilo emerge con forza il trauma fondativo della civiltà: la democrazia nasce nella violenza, la polis non elimina la barbarie, la trasforma. Tra gli interpreti Valentina Picello, Monica Piseddu e Fausto Cabra.

Il 22 e 23 settembre il palcoscenico dell’Olimpico ospita in prima assoluta Verso Itaca con coreografie di Hervé Koubi: una potente reinterpretazione del mito del ritorno di Ulisse a cui i danzatori della compagnia danno vita attraverso il movimento, evocando il Mediterraneo come spazio di incontri, conflitti e trasformazioni. Lo spettacolo è un raffinato intreccio coreografico che va dai breakers ai dervisci rotanti e anche la musica, firmata da Hamza El Din, celebra l’incontro contaminando brani di Bach con la musica Sufi.

In questa atmosfera sommessa e levigata, dodici uomini sfoggiano il loro virtuosismo con una delicatezza e una morbidezza che nulla toglie alla loro virilità, al contrario, questo Oriente si tinge di relazioni tra uomini prive di ambiguità: i corpi si toccano, si sfiorano, si sollevano con dolcezza fraterna e un evidente rispetto, come se fossero abitati da un’entità sacra.

Tra le tragedie più singolari di Euripide, Alcesti racconta il sacrificio di una donna che accetta di morire al posto del marito rappresentando, per i filosofi, la prima meditazione sulla morte nella storia dell’Occidente, quindi una pratica di valorizzazione di tutto ciò che c’è di prezioso e sacro nell’atto di vivere. Filippo Dini il 26 e 27 settembre al Teatro Olimpico porta in scena una lettura intensa e profondamente umana che investiga il tema della morte e del sacrificio. A firmare le musiche Paolo Fresu.

E per la prima volta in Italia è lo spettacolo Bord de mer tratto dal bestseller di Véronique Olmi, dove vengono esplorati i temi della maternità e delle relazioni familiari in una struggente messa in scena firmata da Muriel Mayette-Holtz (30 settembre – 1° ottobre) già amministratrice de La Comédie Française e direttrice di Villa Medici. Sola sul palcoscenico, Élise Clary impersona una donna sprofondata nella solitudine, vittima del suo stesso incontenibile amore materno che si trasforma in dolore totalizzante fino all’indicibile gesto estremo.

E in prima assoluta è lo spettacolo Eumenidi, tutta, tutta del padre io sono (7 ed 8 ottobre), un’opera ispirata ad Eschilo con l’adattamento e la regia di Serena Sinigaglia. In scena sette interpreti (Francesca Ciocchetti, Matilde Facheris, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Giorgia Senesi, Sandra Zoccolan, Debora Zuin) che sono le Eumenidi e raccontano il proprio passato iniziando dalla fine, quando ormai sono state rese innocue da Atena che le ha trasformate da mostri a divinità da venerare. In questa lettura le divinità compiono una parabola inversa rispetto al testo originale, se infatti ormai rappresentano il femminile domato, reso docile al comando, la nuova traduzione dal greco di Maddalena Giovannelli ribalta la narrazione tornando indietro a quando erano Erinni, creature primordiali capaci di incarnare l’essenza stessa del femminile e della natura.

A chiusura del ciclo di spettacoli classici (17 e 18 ottobre) è la celebre compagnia tedesca Familie Flöz con la creazione originale per il Teatro Olimpico, l’evento site-specific Amore e Tirannia – Miti antichi, Sguardi Contemporanei dedicata alle leggende sull’amore e sul potere, attraverso il linguaggio del teatro di maschera e della narrazione senza parole. Michael Vogel e Andres Angulo portano in scena tre archetipi della mitologia greca: Orfeo ed Euridice e l’amore messo alla prova dal dubbio, Zeus ed Era e il rapporto fra passione e potere, Ade e Persefone come emblema di un legame tragico tra perdita e rinascita. Con questo lavoro i Familie Flöz scelgono di indagare la tensione sempre presente tra desiderio e potere, libertà e controllo, sentimento e dominio. In scena otto attori e attrici che, dopo uno specifico percorso laboratoriale realizzato nell’ambito della rassegna, riescono a trasformare il movimento in narrazione e il silenzio in linguaggio universale.

E a quale complemento della rassegna è presente un evento site-specific in prima assoluta il 14 ottobre in Basilica Palladiana, Metamorfosi diretto da Andrea Baracco con Nina Pons e il gruppo Munedaiko (Mugen, Naomitsu e Tokinari Yahiro). Il capolavoro di Ovidio è tradotto in un’esperienza performativa che unisce la poesia alla potenza delle percussioni giapponesi, creando una lingua scenica originale, in un dialogo tra classico e contemporaneo.