Monitor è lieta di annunciare la prima mostra in Italia dell’artista tedesco-portoghese Maja Escher. La mostra, intitolata Misurazione del sole (Measurement of the sun), segna la sua prima personale presso la sede romana di Monitor, dopo due esposizioni tenute a Lisbona (So pedimos que nos semeiem na terra, 2022 e Pedras de Raio, 2024) e l’installazione monumentale Ave Mãe presentata ad Arco Madrid nel 2025.

Misurazione del sole nasce da un testo che riunisce diversi tentativi di descrivere in diretta radiofonica un’eclissi solare. In entrambi i casi, nel momento preciso dell’eclissi, la voce del radiocronista si interrompe: il linguaggio viene meno di fronte all’esperienza. Questo intervallo, in cui misurazione, descrizione e trasmissione diventano impossibili, apre lo spazio della mostra.

L’esposizione riunisce una serie di nuove opere concepite appositamente per lo spazio della galleria: una grande installazione realizzata con tessuti trattati con pigmenti naturali accoglie i visitatori, guidandoli attraverso un percorso stratificato di figurazioni archetipiche impresse su sottili lastre di terracotta montate sulle pareti, accanto a una serie di sculture, caratteristiche e rappresentative della pratica dell’artista. Riflettendo sul sole come presenza universale e condivisa, essenziale a tutte le forme di vita, il sole emerge come principio di connessione e interdipendenza. Esseri umani, animali, piante, pietre e la terra stessa sono legati da una comune dipendenza da questa fonte di luce ed energia, rivelando una rete di relazioni in cui nessun essere esiste da solo.

Misurazione del Sole esplora inoltre il sole come figura femminile, attraversando lingue e memorie culturali. Se in portoghese il sole è grammaticalmente maschile, in tedesco (lingua madre di Escher) è femminile, rivelando come il linguaggio plasmi la nostra percezione del mondo naturale. Nelle culture germaniche, il sole è femminile, incarnato da Sól o Sunna, una dea il cui viaggio nel cielo sostiene la vita e segna il passare del tempo.

Il lavoro di Maja Escher possiede una dimensione collettiva e ibrida, in cui disegni, oggetti trovati, pratiche collaborative e metodi di ricerca sul campo fanno parte del processo dell’artista nello sviluppo di installazioni site-specific e progetti basati sulla ricerca. Argilla, canne, corde, pietre, ortaggi e altri elementi trovati o donati durante il lavoro sul campo vengono spesso combinati con enigmi e frammenti di cultura popolare, creando una tensione tra spiritualità e scienza, magia e tecnologia. La sua pratica è profondamente radicata nell’osservazione degli ecosistemi e nelle forme di conoscenza ancestrale legate alla terra e ai suoi elementi.

(La mostra si sviluppa accanto a un testo di Filipa da Rocha Nunes)