Come nasce il nome Stringart?
Ero una giovane artista e, come spesso accade da copione, anche “senza un soldo”. Cercavo una strada parallela all’arte del teatro, della danza, delle arti performative. Mi è sempre piaciuto inventarmi percorsi, tessere trame che non esistono, essere autrice di ciò che faccio. Fa parte della mia natura costruire traiettorie alternative, anche improbabili. In questo caso, un cammino in un territorio che per me era ignoto fino al 2011 era la moda. Una mia amica aveva una passione per il cuoio e da lì è nato tutto.
Ho scelto di partire da una produzione semplice: i sandali flat. Una sola suola, costi contenuti, poco ingombro. Mi sembrava il modo più intelligente per iniziare. Il nome è arrivato quasi naturalmente: String, perché le stringhe erano intercambiabili. E a quella parola ho aggiunto Art, un termine che non poteva mancare. Così è nato Stringart. Fin dall’inizio c’era anche un’idea di sostenibilità: una stessa base, tanti stili diversi. Mi interessava raccontare la possibilità di creare il proprio stile, di metterci dentro la propria personalità.
All’inizio usavo stringhe colorate in elastane, poi sono passata al foulard in seta stampata. Più prezioso, più stiloso e più creativo. A quel punto è arrivata l’ispirazione giusta per convincere i buyers. Vedendo una campagna di Armani Underwear in cui i capi erano avvolti da una fascetta come un sushi, ho capito quanto fosse importante anche il display, la presentazione del prodotto. Così ho pensato a una box che contenesse i foulard-stringa come piccoli bouquet di fiori variopinti: un oggetto bello da vedere, perfetto anche per l’esposizione in negozio. Inconsapevolmente e grazie a ispirazioni casuali mi sono così ritrovata a percorrere una strada precisa, la mia strada, con una sua logica, anche commerciale.
Come fai coesistere la tua attività nella moda con la tua carriera professionale di coreografa e performer?
Per me non esiste una vera separazione tra questi ambiti. Il teatro, la danza, la coreografia e il design condividono la stessa domanda: come si costruisce un’esperienza?
Non parto mai con un progetto se non sento che c'è un profondo bisogno, che va oltre una spinta personale, nasce da un dialogo con il contesto e con le persone coinvolte. Un'artista oggi non può esimersi da queste responsabilità. Non sono un’attivista, ma quello che creo è fortemente in relazione con il mondo in cui siamo immersi o sommersi oggi. Quando creo uno spettacolo c’è bisogno di un innesco e di una visione. L’ispirazione nasce da un vortice di elementi diversi che improvvisamente si allineano. All’inizio questi due mondi hanno preso forma in modo separato, per poi incontrarsi in modo quasi coraggioso.
La mia formazione, del resto, è piuttosto insolita nel mondo della moda: sono laureata in biologia molecolare e ho sempre avuto una grande fascinazione per la scienza e la matematica. Dalla scienza ho assorbito il rigore del processo e l’attenzione alla struttura. L’arte invece mi ha rivelato l’intuizione e l’ispirazione. Stringart nasce proprio dall’incontro di queste due dimensioni: metodologia e immaginazione.
Le prime collezioni di Stringart nascevano da sandali con lacci intercambiabili, mentre oggi la collezione è molto più ampia. Come si è evoluta la produzione?
All’inizio Stringart era un progetto monoprodotto. I primi sandali erano essenziali, costruiti attorno all’idea delle stringhe e della modularità. Con il tempo il brand è cresciuto molto e oggi presentiamo una collezione consolidata che comprende diverse linee: sandali, plateau, boots, mocassini, sabot, zoccoli e sneakers. Il filo conduttore, però, è rimasto lo stesso: progettare calzature che uniscano stile e design, facendosi interpreti di una voce fuori dal coro. Attrice protagonista è Giulietta, il nostro plateau iconico, il più amato dalla community di Stringart. È una struttura studiata per distribuire il peso in modo equilibrato, permettendo una camminata molto naturale pur mantenendo un'estetica alta e slanciata.
Per me era fondamentale far sì che comfort e stile potessero davvero duettare insieme, affrancandoci dalle convenzioni e rendendoci libere di danzare in giardini selvaggi, o più semplicemente, di arrivare a sera ancora felici delle nostre scarpe.
Ogni collezione nasce da un dialogo continuo tra progettazione creativa e ricerca tecnica sui materiali, attuata anche e soprattutto nei rispettivi distretti territoriali. Il fondo degli zoccoli, ad esempio, nasce da una filiera Toscana doc. Non ho la pretesa di innovare ad ogni costo. Credo che l’innovazione passi anche attraverso un impegno concreto nel preservare le realtà produttive locali, contribuendo a mantenerle vive e a rinnovare, secondo l’eccellenza della manifatturiera italiana.
Per questa collezione primavera estate la tua fonte di ispirazione?
Le collezioni Stringart nascono sempre da un immaginario preciso. In questa stagione ho lavorato molto sul tema della libertà e di una nuova presenza femminile. Ci sono riferimenti agli anni Settanta, a un momento storico in cui il modo di abitare lo spazio pubblico da parte delle donne stava cambiando in modo significativo.
Mi interessa molto quel periodo perché unisce ricerca estetica e rivoluzione culturale: il denim, il plateau, la libertà di movimento. Sono elementi che parlano ancora al presente.
Allo stesso tempo porto sempre con me un’attenzione alla sottrazione e una sensibilità quasi architettonica nella costruzione delle forme.
Illustraci i modelli della nuova collezione.
La collezione SS26 segna un momento importante per Stringart, perché introduce un nuovo equilibrio tra evoluzione e continuità. Accanto a Giulietta, il nostro plateau iconico, debutta Vivienne: un nuovo fondo che ne affianca la presenza, alleggerendone la geometria. Il tacco, più slanciato e con un’attitudine leggermente più fashion, ridefinisce la silhouette mantenendo intatta una delle qualità fondamentali di Giulietta: il comfort, insieme alla sua versatilità.
È un passaggio naturale per il brand: non sostituire, ma affiancare. Evolvere senza perdere identità. Un altro sviluppo importante riguarda la linea degli zoccoli in legno, su cui abbiamo lavorato molto in termini di costruzione e varietà. La tomaia – la fascia superiore che avvolge il piede – è declinata in materiali diversi: vitello, suede, cavallino, fino ad arrivare anche al tricot.
In alcuni modelli, le fibbie citano volutamente gli zoccoli iconici degli anni Settanta, evocando un immaginario di emancipazione femminile molto potente. Mi piace pensare a questi modelli già indossati all’inizio della primavera, magari con calzettoni in filo grosso: un piccolo gesto di styling che racconta un’attitudine, più che una stagione.
La palette è costruita attorno ai colori della terra: tonalità calde, naturali, che rafforzano questa idea di autenticità e radicamento alla materia.
Accanto a questi elementi, la collezione si completa con sandali, sabot e altri modelli che continuano a lavorare sul dialogo tra struttura e leggerezza, con l’idea che la scarpa possa diventare un gesto identitario, quasi un autografo nel modo di camminare. A partire dall’ultima edizione di MICAM, abbiamo inoltre ampliato fortemente la FW26, una piacevole scoperta per i buyers che ci stanno seguendo e che di Stringart hanno sempre apprezzato la sua riconosciuta forza nella stagione estiva. In particolare, l’evoluzione del fondo Giulietta nei boot e nei mocassini introduce una nuova dimensione più strutturata e trasversale alle stagioni. È un percorso che cresce per stratificazione: ogni collezione aggiunge un tassello, senza mai perdere il filo originario.
Il tuo è un progetto di imprenditoria tutto al femminile. Come mai questa scelta?
Non è stata una scelta ideologica, ma naturale. All’inizio era un one-woman-show, poi si può dire che io abbia “contaminato” la scena, in positivo naturalmente. Molte delle persone con cui lavoro le definirei veri e propri “incontri con donne straordinarie”, ciascuna con competenze diverse — dal design alla produzione, fino alla comunicazione. Si è creata in modo spontaneo una rete di collaborazione forte e generativa.
Credo che oggi l’imprenditoria femminile abbia un ruolo importante perché può portare modelli più collaborativi di leadership condivisa, costruiti su dinamiche orizzontali e meno gerarchiche. Nel nostro caso significa costruire un progetto dove la creatività, la responsabilità e la visione circolano con maggiore apertura e continuità. Un modello imprenditoriale che si confronta quotidianamente con realtà produttive prevalentemente maschili, all’interno delle quali la mia presenza, inizialmente percepita come un’eccezione, è stata nel tempo gradualmente riconosciuta.
Come coreografa stai lavorando al progetto artistico “A Human Song”. Anche il tuo brand crede nella creazione di una community. Puoi illustracelo?
A Human Song è un progetto molto importante per me perché coinvolge persone di età, culture e storie diverse che costruiscono insieme una grande performance collettiva. È un lavoro che parla di comunità con l’intento di portare in scena le molte identità che abitano le città contemporanee. Debutta a fine giugno alla Tanztriennale di Amburgo. Nel mondo della moda si parla spesso di community ma a volte in modo artificiale, quasi come se si trattasse di un’operazione di marketing.
Per me significa invece creare relazioni reali tra le persone. Stringart nasce con lo stesso spirito: non solo vendere prodotti, ma costruire una rete di sensibilità e condivisione. Un’economia più umana, dove l’impresa dialoga con il territorio e con le persone.
Sei anche sostenitrice del progetto Treedom. Come è nata questa collaborazione?
La collaborazione con Treedom nasce dal desiderio di compensare parte dell’impatto ambientale della produzione. La moda è un settore complesso e non esistono soluzioni semplici, ma crediamo che ogni gesto concreto sia importante. Questa sensibilità è stata sicuramente nutrita anche dal cinema, dal documentario “Il sale della terra” dedicato a Sebastião Salgado e dal film d’animazione “L’uomo che piantava gli alberi”, dove il gesto paziente di piantare diventa una forma concreta di cura e di visione sul futuro. Piantare alberi significa contribuire a un progetto che coinvolge comunità agricole locali e che produce benefici ambientali e sociali. È un piccolo passo, ma rappresenta una direzione. E quest’anno ho intenzione di adottare un baobab.
Progetti per il futuro?
Il futuro di Stringart è continuare a crescere senza perdere la dimensione sperimentale del progetto. Vorrei spingere il dialogo tra arte performativa e design anche nella costruzione dell’immaginario visivo del brand, sviluppando contenuti fotografici e video dal respiro autoriale e cinematografico. Allo stesso tempo vogliamo consolidare la presenza internazionale del brand e continuare a lavorare sull’innovazione tecnica delle calzature. La sfida è sempre la stessa: tenere insieme immaginazione e struttura, arte e ingegneria. Esattamente come accade quando si crea una performance.











