È stata una testimone d’eccellenza della vita degli artisti e dei personaggi della letteratura, arte, spettacolo e della cultura in generale che hanno attraversato la storia d’Italia dagli anni Settanta ai giorni nostri. Ex modella e fotografa, Elisabetta Catalano, romana, ha vissuto e attinto a piene mani in quel mondo fervido di creatività, un’ambiente artistico che lei amava e frequentava. E se molte iniziative ed esposizioni hanno celebrato la sua raffinata maestria, una nuova mostra, in programma fino al 19 aprile alla galleria milanese Viasaterna, allestita con un corpus di oltre cinquanta opere allestite su due piani, racconta un’epoca attraverso gli occhi colti e raffinati della fotografa. La curatrice Laura Cherubini, amica storica di Elisabetta Catalano, ha riesaminato l’Archivio dell’artista per riproporre un percorso che mette in luce il suo rapporto privilegiato con l’arte, grazie alla presenza ricorrente di opere, architetture, scenografie nel quadro delle sue fotografie con un primo piano sulle performance di artisti come Jannis Kounellis, Joseph Beuys e Fabio Mauri, suo compagno di vita ma anche una visione della moda e del cinema che connota uno stile molto visionario e personale. Esordisce sul set di un capolavoro di Federico Fellini, 8½ del 1963. “Ho conosciuto Elisabetta nel 1978 e siamo diventate molto amiche. A me piaceva molto il suo lavoro, come fotografa, l’ho sempre seguito, ho scritto su di lei diversi articoli e ho curato la grande mostra alla GAM di Torino” dice Laura Cherubini.
All’ingresso di Viasaterna lo sguardo è subito catturato da una fotografia in bianco e nero, misura cm 100x146, stampata su tela, dell’attrice Paola Pitagora, adagiata su polistirolo, all’interno dell’installazione performativa Luna al Teatro delle mostre nel 1968 da Fabio Mauri, “ambiente in cui il pubblico era coinvolto sperimentando la passeggiata sulla superficie lunare” descrive la curatrice e, “la selezione di opere prosegue mostrando la collaborazione di Catalano con alcuni dei più importanti artisti d’avanguardia del suo tempo, come appunto Fabio Mauri, suo compagno per diversi anni, fotografando molte delle sue performance tra le quali Ideologia e Natura o il ciclo delle Proiezioni dette Senza Ideologia (ma Mauri specificava: “senza perché con”). Vettor Pisani e Michelangelo Pistoletto hanno realizzato nel suo studio di Roma Plagio, presentata alla Galleria Marlborough nel 1973. Altri artisti mettevano in scena negli anni Settanta, Ottanta e Novanta le loro performance nate nel gigantesco studio di Elisabetta in piazza Santi Apostoli a Roma. Qui Nanda Vigo e Giosetta Fioroni sono ritratte con le loro opere”.
La sala dedicata alla Moda comprende molte fotografie esposte per la prima volta e, su un tavolo al centro, le copertine delle riviste con le quali ha collaborato negli anni. Per la curatrice: “secondo me questa mostra presenta delle vere novità. Una tra queste è la messa in risalto della moda, una parte che si conosce meno, nelle tre vie che la mostra percorre, con la performance e il cinema. Anche se Elisabetta è stata una fotografa famosa nell’universo moda e ha lavorato per Vogue Italia, Vogue Francia e anche Vogue America per anni e per Vanity fair e per altre riviste, l’arte è un mondo in cui lei si riconosceva di più, essendo stata la compagna di Fabio Mauri e avendo sempre frequentato gli artisti e facendo parte della famiglia degli artisti. In questa occasione vengono presentate alcune straordinarie foto di moda, molte delle quali inedite”. Un giovanissimo Valentino Garavani in una foto a colori, fuma tra modelle e modelli che indossano coloratissimi maglioncini. Spiritose modelle chiamano da cabine telefoniche o indossano abiti che trovano eco nella scenografia. Una modella indossa pellicce replicate da un piccolo televisore. Virna Lisi posa per un ironico servizio in cui l’ambiente è ispirato ai Bagni misteriosi di Giorgio de Chirico e anche davanti a un’opera di Lucio Fontana. E nel quadro della fotografia emergono elementi di arte, architettura e paesaggi che esaltano i personaggi e incorniciano le modelle e le più note star di quell’epoca.
“Un’altra sorpresa e novità è che in tutte tre le sezioni abbiamo presentato molte foto inedite o pochissimo note. Abbiamo scandagliato l’Archivio di Elisabetta di cui io sono Direttore artistico e, con Irene Crocco, Direttrice della Galleria, abbiamo selezionato delle foto iconiche come Claudia Cardinale di spalle con la schiena nuda, Florinda Bolkan, flessuosa sul divano in quello che è diventato il manifesto di Metti una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi, però ci sono anche delle foto per niente viste e ci sembrava una cosa importante e fa sì che la mostra sia uno scrigno di sorprese”, aggiunge Cherubini. Nella serie di ritratti dove si riconosce la capacità della fotografa di cogliere l’introspezione psicologica, spicca Ornella Vanoni in abito verde dove mostra tutto il suo fascino sensuale.
O Marina Ripa di Meana in shorts che pattina a Roma oppure Tina Aumont in un abito di Tita Rossi. Si scende di un piano per entrare nel mondo magico del cinema dove scorrono immagini di attori e attrici, da Helmut Berger a Marisa Berendson o Dominique Sanda ai vertici della loro bellezza ma si indaga anche sul tema del doppio. “Ironici doppi sono quello con Philippe Leroy e Rosanna Podestà (Sette uomini d’oro), ma anche quello con Romina Power e Robert Hoffman sul set del film Come imparare ad amare le donne di Luciano Salce. L’intensità degli sguardi tra Dirk Bogarde e Charlotte Rampling sintetizza l’intero film di Liliana Cavani Portiere di notte”.















