Galleria Eugenia Delfini è felice di presentare I quadrucci, seconda mostra personale in galleria di Pier Paolo Perilli.
L’artista presenta un nuovo ciclo di opere ad olio composto da più di venti tele di medio formato raffiguranti un mondo denso di tensione, smarrito tra segreti e terrore, violenza e splendore. Nella prima tela di questa nuova serie, installata sul tavolo dell’ufficio, si intravede un uomo che entra in un quadro e scopre una realtà fatta di tranelli, ritrovamenti, smascheramenti, omicidi, matrimoni e altri momenti che raccontano gli amori, le fatiche e le delusioni del protagonista.
Perilli trasforma i propri stati psicologici in espressioni visive altamente strutturate ed esteticamente potenti traducendo le immagini che gli abitano la mente con pennellate rapide e corpose, frutto di un'urgenza espressiva che lo porta ad aggirare i meccanismi razionali dell'intelletto e ad avventurarsi nella propria dimensione poetica. Popolate da un linguaggio prettamente simbolico (fatto di animali, maschere, doppie teste, piccoli rituali e giochi..) le sue immagini sono spesso oniriche ed espressione di una forte dimensione immaginativa e psicologica. Ciò che traspare da esse è un'attitudine irriverente e romantica celata dietro uno sguardo al tempo stesso curioso e diffidente.
Perilli è un artista visionario capace di raccontare il proprio mondo interiore intrecciando realtà contemporanea e tradizioni popolari, personaggi della mitologia antica e della vita urbana. Niente è in posa: le figure sembrano lanciarsi oltre la superficie, la tela è ruvida e increspata, i fondali violenti e teneri, i visi tormentati. Il registro è quello surrealista ma anche quello fiabesco e nella fiaba, come ci insegna il linguista Vladimir Propp, gli stessi personaggi ricoprono più funzioni all’interno della stessa storia, ed è così che finzione e realtà si sovrappongono e la narrazione all'apparenza immobile non si chiude mai.
Perilli ci presenta così un mondo sconosciuto eppure familiare, nuovo ma dalle sembianze di un vecchio ricordo, dimostrando che il potenziale più grande della costruzione narrativa non è solo quello di poter rivivere attraverso di essa ma soprattutto quella di rendere tutto più vero.














