Galleria Continua è lieta di ospitare a San Gimignano una delle voci più intense e riconosciute della scena artistica contemporanea, Berlinde De Bruyckere. Da oltre trent'anni l'artista belga dà vita ad opere in cui il corpo, spesso ritratto come un'entità ibrida con tratti umani, animali e vegetali, parla il linguaggio del desiderio, della sofferenza e della trasformazione. I suoi lavori sono immagini metaforiche che trasmettono orrore e bellezza, violenza e tenerezza, ferite e guarigione, generando un travolgente senso di connessione umana. La mostra che presenta a San Gimignano raccoglie, sotto il titolo di Same old, same old, un nutrito numero di disegni e alcune sculture risalenti agli esordi della sua pratica artistica, spaziando dal 1987 a oggi. Queste opere esplorano l'esperienza umana in tutta la sua complessità - vulnerabilità, solitudine esistenziale, desiderio di protezione e connessione, precarietà dell'esistenza e fragilità del corpo - trasformandole in simboli di esperienza vissuta e memoria collettiva.

Il titolo di questa personale mette in luce un aspetto centrale della pratica dell’artista: la continuità tematica che attraversa la sua produzione dagli anni ’90 a oggi. La ripetizione di motivi visivi attraverso i decenni – dalle gabbie di ferro e le coperte colorate dei suoi primi lavori, ai pezzi più recenti realizzati con coperte disintegrate e fino ai temi come l'Arcangelo, imprigionato sotto un pesante mantello di pelle animale – suggerisce che molte delle grandi narrazioni di crisi, violenza e spostamenti forzati non si sono concluse, ma si sono semplicemente radicate nella nostra esperienza quotidiana. Il titolo, Same old, same old, diventa allora una constatazione di questa ciclicità dolorosa. L’arte, uno spazio per guardarla con intensità emotiva e consapevolezza.

Come scrive Valentino Catricalà nel catalogo realizzato in occasione di Frieze master, Berlinde De Bruyckere (Gli Ori, 2025), che sarà presentato dall’autore insieme a Carlo Falciani e all’artista il giorno dell’inagurazione: Il corpo di De Bruyckere non è solo un'entità fisica, culturale e spirituale, ma anche un atto politico: l'interpretazione di un nuovo corpo sociale che esiste in un delicato equilibrio tra assenza e presenza, tra una struttura fisica data e una continua metamorfosi. Si potrebbe parlare di "informe", nel senso proposto da Bataille, non solo come concetto filosofico ma, come vedremo, come forza motrice del nostro presente: un atto di riflessione e azione verso una nuova condizione umana, esistenziale e politica. L'artista, infatti, smantella il corpo – animale o umano – non solo come entità esistenziale o biologica, ma come entità politica, come luogo su cui si esercitano potere, controllo e dinamiche sociali. Il suo lavoro ci parla di noi stessi e della nostra esistenza oggi, della possibilità non solo di scomporre e ricomporre, ma di costruire nuove forme di corporeità e, di conseguenza, nuovi corpi sociali. Non è un caso che l'artista tragga ispirazione da eventi dirompenti in cui le nostre società hanno visto crollare radicalmente ogni nozione di identità e ordine civico. Come in passato, anche oggi viviamo in un’epoca in cui le nostre società, così come le abbiamo concepite culturalmente e politicamente, sono in crisi, riportando in superficie le stesse immagini e paure. Dobbiamo ripartire dal corpo, dichiara l'artista, da un corpo nuovo, non più definito dalla stasi ma da una continua metamorfosi.

Berlinde de Bruyckere non fa distinzione tra oggetti animati e inanimati, ogni materiale inserito riproduce una posa o una caratteristica di un organismo vivente. Questi organismi non sono mai completamente risolti, apparendo piuttosto come in uno stato di divenire, sospesi in un continuo processo di trasformazione. Le sculture in alcuni casi si dispongono sotto a delle teche, in altri sono appesi al soffitto e in altri ancora, come nel caso delle opere in mostra Zonder titel I e Zonder titel II (2000-2025), sono adagiate su supporti in legno simili a cavalletti o attaccapanni. I sostegni divengono parte integrante delle opere contribuendo alla loro costruzione concettuale. Il corpo umano diventa più distinto in Spreken (1999). Sotto uno strato spesso di coperte, che impedisce di scoprirne tratti caratteristici e fisionomia, si celano due figure umane. Rivolte l’una verso l’altra sembrano interagire, in uno spazio intimo e protetto. L'espressività delle figure non è trasmessa attraverso il volto, ma attraverso la postura e il materiale.

I never promised you a rose garden (1992) si pone come una riflessione sul rapporto tra immaginazione e realtà, promessa e disillusione. L'opera assume la forma di cesti di vimini pieni di rose piegate da sottili fogli di piombo; le rose - simboli tradizionali di amore e bellezza, che accompagnano ogni fase della nostra vita (dal bouquet della sposa alla corona funebre) - si trasformano in oggetti pesanti, freddi, statici e persino velenosi, ribaltandone il significato convenzionale e suggerendo una rottura con le narrazioni idealizzate. I cesti sono collegati all'installazione omonima (collezione museo SMAK, Gent) costituita da una monumentale rastrelliera, su cui innumerevoli cesti di vimini e secchi di plastica, pieni fino all'orlo di rose di piombo, fungono da archivio di memoria e desiderio, congelati nel tempo.

Nel nucleo di lavori intitolati Kooi, De Bruyckere rappresenta ripetutamente delle gabbie: recinti all'interno dei quali il corpo (spesso assente) è confinato e costretto, una struttura che lo controlla e lo dirige. Gabbie e ali prendono forma anche attraverso l'inchiostro. Tra i disegni in mostra, appaiono due opere intitolate De vrouw ontvangt de vleugels van de zoon, letteralmente la donna riceve le ali dal figlio. Queste opere offrono un riferimento metaforico alla possibilità di trasformazione e simboleggiano una presenza molto precoce della figura salvifica dell'angelo, un tema chiave nell'attuale lavoro dell'artista, culminato recentemente nell'installazione per la Basilica di San Giorgio Maggiore durante la 60ma Biennale di Venezia (2024).

Alla fine del percorso espositivo si trova Slaapzaal IV (2000), parte dell'installazione in situ simile a un dormitorio che De Bruyckere ha creato all'interno di una vecchia carrozza ferroviaria per la 3a Biennale di Louvain La Neuve, in Belgio, nello stesso anno. Il letto vuoto allude alla latenza di una persona; l'assenza amplifica la presenza, rendendo il corpo il centro simbolico dell'opera. Sostenuto da gambe metalliche insolitamente alte e snelle, il letto sovraccaricato, ma ben fatto, sembra essere stato colpito da un gigantesco parassita, che ne erode la sacra intimità.