Inizio l’anno con una nuova rubrica dove connetterò tematiche e problematiche corporee ed emozionali che l’uomo vive giornalmente con uno sguardo alle neuroscienze cognitive, a volte parlando di storie di vita vera, sperando di interessare il pubblico in ottica divulgativa, preventiva e di trattamento. A volte non si ha bisogno di identificarsi nelle storie di altri per comprendere di non essere gli unici a vivere il medesimo problema o sentire le stesse ose, a volte non si ha il coraggio di vederlo.

Il cervello umano è una delle strutture più complesse e affascinanti dell'universo. È responsabile di ogni pensiero, emozione e azione che compiamo, ma cosa accade quando il cervello stesso deve adattarsi e cambiare? Questo straordinario fenomeno è conosciuto come neuroplasticità, ed è oggetto di intensa ricerca e meraviglia nel campo delle neuroscienze.

Cos'è la neuroplasticità?

La neuroplasticità, spesso definita semplicemente come "plasticità cerebrale", è la capacità del cervello di adattarsi, cambiando e ristrutturarsi in risposta all'esperienza, all'apprendimento e all'addestramento. In altre parole, è la capacità del cervello di riconfigurarsi fisicamente e funzionalmente in risposta a stimoli e nuove informazioni.

Per molto tempo, si credeva che il cervello fosse statico e che la sua struttura fosse fissata nell'età adulta. Tuttavia, il concetto di neuro plasticità ha iniziato a emergere nel XIX secolo, quando venne scoperta da un gruppo di neuroscienziati, che il cervello era in grado di adattarsi dopo lesioni per così quella porta d’accesso allo studio delle reti neurali che tutt’oggi non smette di stupirci.

Uno dei primi pionieri della neuroplasticità fu Paul Bach-y-Rita, che nel 1967 introdusse la "sensory substitution", un'idea rivoluzionaria che dimostrava come il cervello poteva adattarsi a nuove modalità sensoriali in caso di perdita di uno dei cinque sensi tradizionali. La neuroplasticità è un fenomeno che avviene durante tutto il ciclo di vita, ma è particolarmente evidente durante lo sviluppo infantile. Durante l’infanzia, infatti, il cervello è estremamente adattabile e può formare rapidamente nuove connessioni per apprendere nuove abilità e informazioni. Tuttavia, la neuroplasticità continua anche nell'età adulta, sebbene possa essere meno marcata rispetto all'infanzia. Necessita di allenamento.

Nel corso della vita, il cervello è in grado di adattarsi a situazioni e sfide diverse, come l'apprendimento di nuove lingue, l'acquisizione di nuove competenze o il recupero da lesioni cerebrali. La neuroplasticità può manifestarsi in vari modi, che includono:

Plasticità sinaptica

Questo tipo di plasticità coinvolge la modifica della forza delle sinapsi, le connessioni tra i neuroni. È responsabile dell'apprendimento e della memoria a breve e lungo termine. La neuroplasticità sinaptica è fondamentale per la nostra capacità di adattarci a nuove informazioni e di ricordare esperienze passate.

Plasticità neuronale

Questo tipo di plasticità coinvolge cambiamenti strutturali nelle cellule cerebrali stesse. Include la crescita di nuovi neuroni (neurogenesi), la rimozione di neuroni non utilizzati (potenziamento sinaptico a lungo termine), e la ristrutturazione delle reti neurali per adattarsi a nuove sfide. La neuroplasticità non sinaptica è responsabile dell'adattamento a cambiamenti più drastici nell'ambiente o a lesioni cerebrali.

Reindirizzamento

Il rerouting è la capacità del cervello di ristrutturare le sue vie neurali in caso di danni. Ad esempio, se una parte del cervello è danneggiata, altre regioni possono assumere le funzioni precedentemente svolte dalla zona danneggiata. Il funzionamento della neuroplasticità si basa sulla capacità del cervello di rafforzare o indebolire le connessioni tra i neuroni in risposta all'esperienza, un processo che coinvolge la modifica delle sinapsi, le giunzioni tra i neuroni, e può avvenire in vari modi.

Un primo processo coinvolge il rafforzamento delle connessioni sinaptiche tra i neuroni. L'attività neurale ripetuta in determinati percorsi può portare al consolidamento delle connessioni, supportando l'apprendimento e la memoria (Potenziamento a lungo termine, LTP). Quando impariamo qualcosa di nuovo o acquisiamo una nuova abilità, le connessioni neurali coinvolte in quel processo si rafforzano. Questo coinvolge il rilascio di neurotrasmettitori, che rafforzano la trasmissione dei segnali tra neuroni. Al contrario, il depotenziamento coinvolge l'indebolimento delle connessioni sinaptiche. Questo processo è essenziale per l'eliminazione delle informazioni non più necessarie (Depotenziamento a lungo termine, LTD).

Il principale stimolo per la neuroplasticità è l’esperienza; infatti, ogni volta che sperimentiamo qualcosa di nuovo, il nostro cervello è costretto a fare degli adattamenti, e gli stessi input che provengono dal nostro “fare” si traducono in stimoli benefici e potenzialmente stabili. La pratica ripetuta di una determinata abilità o attività rafforza le connessioni neurali coinvolte e questo spiega come si diventa più abili in un'attività con la pratica costante. C’è da sottolineare inoltre l’importanza dell’ambiente in cui siamo immersi fin da bambini: un ambiente stimolante, ricco di esperienze e sfide cognitive, può favorire la formazione di nuove connessioni neurali, ma questo sarà approfondito in un altro articolo, tutto dedicato al processo di apprendimento.

Un altro aspetto coinvolto nel fenomeno della neuroplasticità è il recupero post-lesione: dopo un danno cerebrale, come un ictus, il cervello può ristrutturare le reti neurali rimanenti per compiere funzioni precedentemente svolte dalle aree lesionate. Purtroppo, a volte, come a seguito di un intervento, possono rimanere offesi determinati circuiti e il processo di adattamento e recupero dell’area lesa è funzionale alla pratica ripetuta, di conseguenza alcune funzionalità possono non venire riabilitate o solo in parte. Il corpo farà comunque del suo meglio. Per esperienza personale, la “sensory substitution”, adatterà una mancanza per aprire un’altra abilità sensoriale.

Storie di vita vera

Un giorno mi imbattei in una persona alquanto timida, direi anzi timorosa di raccontare ciò che mi avrebbe confessato in seguito. Comodamente seduta sul lettino, a gambe a penzoloni esordì così: “So che lei mi può capire. Pensavo di essere pazza, sono stata da neurologi e oculisti, ho fatto tutti gli esami del caso e non ho niente. Ma io sono troppo sensibile a contatto con gli altri”. Dopo un trauma cranico subito diversi anni prima, per così dire si era potenziata la sua capacità di percepire l’altro, a livello energetico non riusciva a gestire la connessione che si stabiliva con il campo aurico che si genera naturalmente in presenza di vita e a volte, anche la vista sembrava modificarsi a tal punto si vedere la sagoma dell’altro o altri.

Personalmente niente di strano. Una storia di vita che mi colpisce da anni. La neuroplasticità può comportare la crescita di nuovi rami neuronali o la modifica delle sinapsi esistenti per adattarsi alle nuove informazioni o abilità apprese, chiamato “rimodellamento neurale”: un ramo delle neuroscienze di particolare interesse personale che merita attenzione e ricerca.

Applicazioni cliniche della neuroplasticità

La neuroplasticità ha importanti applicazioni cliniche in vari campi della medicina e della riabilitazione, come ad esempio la riabilitazione dopo lesioni cerebrali o interventi chirurgici per aiutare le persone a recuperare funzioni cognitive e motorie dopo lesioni cerebrali traumatiche con la riabilitazione.

Nel trattamento di disturbi come l'ictus, la malattia di Parkinson e la sclerosi multipla, la neuroplasticità può essere utilizzata per migliorare la funzionalità cerebrale. Nel campo dell'istruzione, la comprensione della neuroplasticità può formare l'ottimizzazione dei metodi di insegnamento e l'adattamento alle esigenze individuali degli studenti e nella terapia cognitivo-comportamentale, sfruttata per aiutare le persone a modificare i pensieri e i comportamenti disfunzionali.

Come possiamo sfruttare a nostro vantaggio la neuroplasticità? Un aspetto indubbiamente è legato all’apprendimento continuo: continuare a imparare nuove cose e sfidare il cervello con attività cognitive stimolanti; con l’esercizio fisico per una questione biochimica, oltre che grazie un’alimentazione equilibrata e ricca di antiossidanti, gestendo inoltre il carico di stress che va ad agire come “fiamma ossidrica” a livello sistemico, influenzando il benessere di tutti gli organi. Anche questo sarà oggetto di un altro articolo nel corso dell’anno.

Il riposo e il sonno sono entrambi aspetti che influiscono positivamente sulla neuroplasticità: il sonno di qualità è essenziale per il consolidamento della memoria e il recupero delle funzioni cerebrali. La neuroplasticità è una delle scoperte più emozionanti nella ricerca sul cervello, poiché dimostra che siamo in grado di cambiare e crescere, adattarci e riprogrammare forme pensiero, movimenti, atteggiamenti, disposizioni.

Ci sono, inoltre, diverse tecniche che possono essere utilizzate, come la “riprogrammazione”, utile a resettare forme di pensiero divergenti e a riconnettere il collegamento mente e sistema somatico, ossia la connessione con il proprio corpo a livello sensoriale.

L’input è la nostra volontà e intenzione, il corpo seguirà come può, dove può e con i suoi tempi. Affascinata e specializzanda nello studio delle neuroscienze cognitive continuo il mio personale viaggio all’interno delle mie reti neurali.

E tu, caro lettore, farai lo stesso?