“L’arte è testimonianza che rende nuovamente visibile, nel silenzio, la verità che l’individuo ha dimenticato”.

Silenzio e quiete lontano dal frastuono e dal rumore informatico del mondo esterno regnano sovrani a Palazzo Gradenigo in campo Santa Giustina a Venezia, uno splendido edificio del XVI secolo che è stato acquistato e in due anni restaurato dalla Fondazione Ahmet Güneştekin, artista turco di origini curde con l’intento di trasformarlo in centro vivo di cultura e arte nel prossimo 2027. Dopo la sua mostra personale a Roma del 2025 dal titolo Yoktunuz (Eravate assenti), a cura di Sergio Risaliti e Paola Marino con sculture, dipinti e installazioni monumentali ispirate alla storia, ai miti e alle leggende delle civiltà anatoliche, del Mediterraneo e della Mesopotamia in un dialogo con i capolavori della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, Güneştekin torna protagonista a Venezia nell’ambito della 61° Biennale d’Arte con “un complesso dispositivo di immagini e pensieri filosofico-artistici espressi con sculture di bronzo e dipinti su tela e legno, una sorta di messa in scena di oggetti tridimensionali e pittorici, monocromi o vibranti di colore” come spiega il curatore Sergio Risaliti che accolgono i visitatori tra piano terra, primo piano ed esterno dello storico palazzo.

Sono 11 le sculture in bronzo e altrettanti sono i dipinti a olio disposti a parete sui due piani. Le sculture, di diverso formato e grandi dimensioni, che arrivano a superare i tre metri di altezza, sono una produzione inedita realizzata nei laboratori e negli atelier dell’artista a Istanbul. Concepite come opere site-specific, raffigurano un’eterogenea comunità di persone colte in pose diverse. “Le sculture sono tutte in bronzo e di grandi dimensioni (arrivano a superare i due metri di altezza). Si impongono con innegabile prepotenza e sembrano voler schiacciare nell’angolo i visitatori. Poggiano su grandi calzature come per radicarsi nel tempo e nello spazio” dice Risaliti. Colpiscono per il loro aspetto grottesco e inquietante che viene sottolineato dagli oggetti che tengono in mano, dai teschi ai pesci, ai corni o alle maschere antigas. Osserva l’artista: “Per me Silenzio (Sessizlik) ha avuto origine esattamente in questo spazio. Penso alle statue di bronzo di questa mostra non come singole figure, bensì come forme condensate del tempo. Il bronzo non rappresenta solo un materiale; è una superficie carica del peso della storia.

Si comporta come la materializzazione, nel corso del tempo, delle tracce lasciate dalla vicenda umana. A volte, quando guardo la su perficie di una statua, sento che non appartiene solo all’oggi. È come se portasse in sé il peso di altre epoche. Queste figure non appartengono né totalmente al passato né esclusivamente al presente. Si trovano in uno spazio li minare, in cui il tempo è sospeso”. E aggiunge “Da molti anni nella mia pratica artistica ricorrono due immagini: il teschio e il pesce. Questi due simboli, tenuti in mano dalle figure di bronzo di questa mostra, non sono per me soltanto elementi visuali. Sono due antiche metafore del tempo e della mia esperienza umana. Il teschio ricorda la fine ineluttabile della vita, ma al contempo fa pensare a ciò che resta oltre la morte. Lungo tutta la storia dell’umanità, il teschio ha simboleggiato sia la caducità sia l’immortalità. Il pesce, invece, ha un altro significato. È un essere vivente che appartiene all’acqua, vive nella corrente e continua a esistere nelle profondità del tempo.

In molte culture, il pesce simboleggia la continuità della vita e il circolo nascosto dell’esistenza. Pertanto, il pesce rappresenta per me non solo un essere vivente, ma lo scorrere profondo del tempo”. Oltre alle sculture in bronzo, emergono le serie dei dipinti, oli su tela, con al centro le porte che rappresentano come sottolinea Sergio Risaliti “aperture materiali verso dimensioni spirituali, quindi portali per viaggi trascendentali ma anche oggetti iconici e familiari appartenenti a una civiltà , testimonianza di questa, e allo stesso tempo memoria di una tradizione artistica artigianale…Ogni dipinto ingloba vere porte di legno recuperate da antiche e disabitate abitazioni, poi restaurate e lavorate con colori a olio, infine applicate al centro del quadro”.

La sensazione di uno spazio liminare assume una forma ancora più tangibile guardando alle porte esposte in mostra. Per Ahmet Güneştekin “Queste opere non raccontano una storia. Non offrono una spiegazione. Semplicemente esistono. Una statua non parla, ma neppure tace. Una porta non racconta, ma dà un senso di passaggio. Una maschera non copre soltanto un viso: porta in sé le tracce di un’epoca. Perciò l’aspetto più importante della mostra è per me il momento dell’incontro.

Quando vi fermate davanti a una porta, quando incrociate lo sguardo di una maschera o quando percepite il peso del bronzo, ha inizio una nuova esperienza. È un’esperienza non linguistica, ma percettiva. In quel momento lo spettatore non sta solo guardando un’opera d’arte. Sta incontrando una soglia. E a volte si percepisce la propria storia quando si rimane in silenzio davanti a una statua.
Perché alcune verità possono emergere non attraverso la parola, ma solo nel silenzio. Forse è per questo che la voce più alta dell’arte non è il discorso”.

In occasione della mostra Sessizlik/Silenzio, sono aperti al pubblico solo i primi due piani appena ristrutturati di Palazzo Gradenigo. Il completamento dei lavori, che coinvolgono i cinque piani dell’edificio progettato dallo studio Torsello, continuerà fino alla fine del 2026 e si concluderà nel 2027 con l’apertura definitiva della sede italiana della Fondazione Güneştekin. Un calendario di eventi espositivi e scambi internazionali nel campo della formazione interdisciplinare, faranno di Palazzo Gradenigo un nuovo polo per le arti contemporanee a Venezia.