Continua fino al 29 luglio, Chronicles of the floating city, la prima mostra personale in Italia dell’artista cinese Du Hai Jun (Jiangsu, Cina, 1978), in programma presso Cavana Gallery nei primi tre mesi della Biennale Arte 2026.
La mostra propone al pubblico europeo una selezione di 32 opere tra dipinti a olio su tela e alluminio e sculture, che ripercorrono i principali nuclei della ricerca di Du Haijun. Il percorso espositivo riunisce le celebri serie dedicate alle finestre urbane – Urban window e N windows – presentate in numerose mostre personali e collettive in Cina e all'estero a partire dal 2013, nelle quali l'architettura si trasforma in metafora della memoria, della presenza umana e delle relazioni che attraversano la città contemporanea. Accanto a questi lavori, la mostra veneziana presenta per la prima volta in Europa la recente serie dedicata alle Metropolitane urbane, ideale prosecuzione della sua indagine sullo spazio urbano e sui luoghi della mobilità contemporanea, e la serie Quando il fumo si dirada, dedicata ai conflitti del nostro tempo e alle profonde ferite che guerre e distruzioni continuano a lasciare nei territori, nelle comunità e nella memoria collettiva.
L'architettura come memoria, la città come organismo vivente, la finestra come soglia tra visibile e invisibile. È attorno a questi nuclei tematici che si sviluppa Chronicles of the floating city, la mostra di Du Haijun che presenta una riflessione poetica e profonda sul rapporto tra l'essere umano, lo spazio urbano e il tempo.
Nato in Cina e attivo sulla scena artistica internazionale, Du Haijun costruisce un linguaggio visivo in cui il paesaggio architettonico si trasforma in uno spazio emotivo e mentale. Le città che abitano le sue opere non sono luoghi riconoscibili né documentazioni fedeli della realtà: diventano piuttosto territori della memoria, archivi di esperienze collettive, tracce silenziose della presenza umana.
Al centro della mostra si colloca la serie Urban window, dedicata alle facciate urbane e alle finestre, elementi apparentemente ordinari che l'artista trasforma in potenti metafore della contemporaneità. Le finestre rappresentano infatti il confine tra interno ed esterno, tra sfera privata e dimensione collettiva, tra prossimità e distanza. Dietro ogni apertura si intuiscono vite, storie, assenze e attese.
In un presente caratterizzato da una crescente densità urbana e, allo stesso tempo, da diffuse forme di isolamento sociale, le opere di Du Haijun interrogano il paradosso di una società in cui le persone vivono sempre più vicine fisicamente ma spesso lontane sul piano emotivo. Le sue ‘città’ raccontano la tensione costante tra connessione e separazione, appartenenza e solitudine. Lo stesso accade nella serie Metropolitane urbane, dove stazioni, tunnel e spazi di transito diventano scenari nei quali si condensano le dinamiche della vita contemporanea, scandita da flussi incessanti di persone, informazioni e trasformazioni.
Accanto alle opere dedicate alla città contemporanea, la mostra presenta la serie Quando il fumo si dirada, incentrata sulle conseguenze dei conflitti e delle guerre. Qui le architetture appaiono ferite, devastate, segnate dalla distruzione. L'artista non rappresenta il momento spettacolare della guerra, ma ciò che resta dopo: le assenze, le cicatrici, la difficile ricostruzione materiale ed emotiva. Le città distrutte diventano simboli universali di una vulnerabilità che riguarda non solo i luoghi, ma la condizione umana stessa.












