Di tutte le forme che esistono per nominare, nessuna risulta tanto sfuggente quanto quella che tenta di trattenere tutto ciò che non è stato detto. La drammaturgia femminile è di per sé l'architettura dell'intuizione: una conoscenza che non si apprende, che non si insegna, che semplicemente è. È la chiarezza improvvisa di chi entra in una stanza senza bussare.

Nieves González in Sacred hair / Capelli sacri, avverte l'urgenza di portare alla luce tutto ciò che sappiamo ma non riusciamo ad affrontare apertamente, rifiutando di lasciare che al tempo il compito di rivelare la verità. Rifiuta la pazienza storica che promette rivelazioni future e si tira indietro i capelli, sapendo che così vedrà meglio.

È quel gesto, quotidiano e sincero, che ci attira verso questa pala d'altare in cui immaginario, meraviglioso e mito convergono per parlare di Maria Maddalena. Perché i capelli non sono mai stati ornamento. Sono archivio sacro, energia fatta materia, estensione fisica del pensiero. L'ermeneutica che le donne portano nel proprio corpo come simbolo di connessione con il divino.

Maria Maddalena si muove tra simboli che la circondano come nebbia: il Graal che porta, o che è; la grotta dove dimora trent'anni nutrendosi solo di grazia; il sangue versato ai piedi della croce che raccoglie quando gli altri distolgono lo sguardo. La sua figura nella storia appare sfocata, deliberatamente cancellata, eppure si percepisce come un alone di luce che attraversa i secoli. Ogni simbolo è un ulteriore strato di quella conoscenza che non ammette spiegazioni: il calice che contiene, l'oscurità che illumina, la ferita che guarisce.

Nieves González costruisce uno spazio in cui il sacro attraversa una visione contemporanea senza cessare di essere mistero. Esteticamente preciso, interiormente riflessivo. I capelli – intrecciati, tessuti, infiniti – creano strutture allo stesso tempo rigorose e organiche, come vetrate gotiche che trasformano l'oscurità in luce.

Hildegard von Bingen scrisse della "morte nella vita": morire a ciò che era per rinascere a ciò che sarà. Maria Maddalena incarna questo nella grotta di Sainte-Baume, dove la tradizione medievale la trasforma nella grande contemplativa, custode del mistero. Lì muore al mondo per vivere nel divino, muore al nome per diventare simbolo, muore alla narrazione affinché la verità possa emergere. Nella grotta vive una profonda trasformazione mistica. La sua associazione con il Graal nasce dal vederla come recipiente di amore, sangue e conoscenza. Nieves González comprende che quel recipiente non è mai stato una metafora: il femminile e la sua saggezza sono il Graal.

Sacred hair / Capelli sacri agisce come una caverna contemporanea in cui la trasformazione mistica diventa catarsi attraverso l'estetica. Nieves González tesse con i capelli umani ciò che i manoscritti medievali tessero con l'oro: una narrazione che insiste sul fatto che il sacro femminile non sia mai andato perduto, ma solo nascosto. E, rivelandolo, ci offre gli strumenti per tracciare un nuovo codice in cui, finalmente, la parola torna nelle nostre mani. Non la parola che ci è stata data per nominarci, ma quella che è sempre stata nostra: quella che Maria Maddalena custodiva nella grotta, quella che Hildegard scrisse nelle sue visioni, quella che ogni donna ha tessuto nel proprio corpo attraverso i secoli. La parola che ora viene alla luce: Sono sempre stata qui. Ho sempre saputo. Ora, finalmente, parlo.

Victoria Rivers - Curatrice e scrittrice