Urbania è spesso definita la “Jeans Valley” italiana. Che cosa significa per te essere cresciuto proprio in questo distretto manifatturiero?

Essere nato e cresciuto a Urbania vuol dire aver respirato la cultura del jeans fin da bambino. Nelle nostre famiglie si parlava di denim come altrove si parla di pane e scuola. È un’eredità concreta, fatta di suoni – le macchine da cucire, i reparti di lavaggio – e di gesti che si tramandavano. Il distretto era molto vivo, fertile, capace di trasformare l’abilità artigiana in sistema produttivo. E noi ragazzi ci siamo cresciuti dentro, senza nemmeno accorgercene. Anche oggi, pur essendo trascorso mezzo secolo e in uno scenario totalmente cambiato, questa vitalità produttiva e creativa è ancora molto prolifera. Penso alla lavanderia locale con cui lavoriamo da sempre che, grazie a una ferrea organizzazione interna, riesce ancora a gestire e ad armonizzare le piccole produzioni con le grandi commesse dei brand internazionali, che solo qui trovano la qualità necessaria al posizionamento che i clienti si aspettano.

È importante sapere che qui, nella nostra zona, esiste l’intera filiera, dal taglio fino alla confezione. Ed è grazie a questo sistema così consolidato che i grandi gruppi internazionali si rivolgono a noi per produrre le prime linee dei top brand del lusso.

Hai raccontato più volte che tua madre lavorava nel settore e che persino un prete, a Urbania, avviò una produzione artigianale di jeans. Come si intrecciano i ricordi personali con la storia produttiva di questa zona?

Mia madre era un’operaia del jeans. Ho visto le sue mani cucire, con precisione e orgoglio. E sì, c’era un prete, un vero pioniere: creò una piccola produzione per offrire lavoro alle donne del paese. È qui che si confezionavano i jeans del brand co-fondato da Oliviero Toscani e immortalato nella celebre pubblicità con gli shorts super attillati, accompagnati dallo slogan irriverente “Chi mi ama mi segua”. Questi episodi non sono aneddoti: sono l’anima del nostro territorio. Cigala’s nasce anche da lì, da un senso di responsabilità verso un sapere – e uno spirito, molto creativo – che non andava disperso.

Quanto e in che modo la tradizione produttiva di Urbania ha influenzato la visione di Cigala’s, fin dalle sue origini?

L’ha influenzata in tutto, a partire dal nostro senso di appartenenza a un territorio e a una comunità. A Urbania ho ricoperto molte e diverse cariche in ambito sportivo e politico. Questo fa capire quanto le persone qui siano coinvolte anche umanamente nel progetto Cigala’s. Non è solo un brand, non ci sono solo obiettivi commerciali. C’è un modo di produrre che riesce a integrare il business con l’amicizia e la responsabilità verso un territorio e una comunità, come se fosse una grande famiglia. La nostra visione non è mai stata nostalgica, ma radicata. Abbiamo scelto di innovare restando qui, circondati da mani esperte, da fornitori che parlano la nostra lingua e condividono la nostra etica. È un modo di pensare che ci tiene con i piedi per terra e lo sguardo avanti.

Nel Montefeltro cresce una pianta con una caratteristica particolare: è il guado, dal quale si ottiene l’indaco, il colorante utilizzato soprattutto nel settore tessile. Le vostre collezioni puntano sul know-how, dato dall’alta qualità dei tessuti. Utilizzate anche voi questa pianta? Qual è il vostro percorso verso la sostenibilità ambientale?

Il guado è una pianta esclusivamente prodotta e utilizzata in Europa sino al Seicento per tingere di blu i prodotti che uscivano dalle tessiture. Era il colorante più difficile da ottenere e tutta la nostra zona ne rappresentava uno dei fulcri produttivi. Questa cultura del colore è anche ciò che ci ha permesso di essere uno dei più importanti poli culturali del Rinascimento: basti pensare alle maioliche di Castel Durante, oggi Urbania, oppure ai natali di Raffaello Sanzio a Urbino. Per questo, quando lavoriamo sulla palette colori di stagione per i pantaloni realizzati in tessuti diversi dal denim, pur muovendoci sempre con consapevolezza rispetto alle tendenze, teniamo lo sguardo rivolto all’estetica dei grandi artisti rinascimentali, privilegiando quelle tonalità naturali che caratterizzano le rappresentazioni pittoriche del nostro territorio.

Per tornare all’indaco, dall’introduzione di questo colore di origine asiatica, derivante dall’Isatis Indigofera, il blu venne ottenuto esclusivamente da questa pianta. Il jeans fu quindi tinto con questo colorante ma, grazie alla tradizione e alla sensibilità accumulate nei secoli, a Urbania venne lavorato con grande competenza, come se fosse nato qui. Oggi, rapportato alle esigenze attuali, il nostro circuito vanta una concorrenzialità, un senso del bello ed expertise uniche, nel massimo rispetto delle regole di sostenibilità a tutto tondo. Ancor di più, è in corso una grande attività di ricerca e innovazione in materia.

La certificazione della vostra catena di approvvigionamento in termini di trasparenza? I clienti hanno modo di capire dove vengono effettuati il lavaggio e la tintura?

Non possiamo dire di essere certificati in senso stretto, ma beneficiamo di aziende fornitrici che lo sono e che garantiscono trasparenza e massima applicazione dei protocolli più stringenti in materia ambientale ed etica. La nostra tracciabilità non è ancora esplicitata sui prodotti, ma è certamente nei fatti, ed è ciò che più conta per tutti noi. Vado personalmente a verificare che ogni nostro fornitore sia rispettoso del territorio. Non mi stancherò mai di raccontare come una lavanderia storica della nostra zona sia riuscita a depurare l’acqua in modo così efficace da renderla più pulita di come entra in stabilimento. In ogni caso, ci stiamo muovendo su questo tema fondamentale per mettere a punto un sistema che, in futuro, dovrà accompagnare ogni singolo prodotto a marchio Cigala’s, così che tutti possano conoscere come la nostra produzione sia rispettosa del territorio.

Cigala’s oggi è un marchio contemporaneo, ma fortemente legato alla sua filiera. Che valore ha, per te, produrre ancora oggi a Urbania e mantenere un approccio artigianale?

È un valore enorme. È la differenza tra costruire qualcosa che dura e rincorrere solo ciò che funziona nel presente. Produrre a Urbania significa avere un controllo diretto e quotidiano, ma anche dare continuità a un’idea di moda fatta di contenuto, di tocco, di conoscenza. È un lusso che abbiamo scelto di permetterci.

La “Valle del Jeans”, ossia la zona dell’alta valle del Metauro, era conosciuta per la produzione di capi in denim per i più grandi stilisti del mondo. Hai mai avuto, da ragazzo, un incontro diretto con uno di questi grandi stilisti? Ha influenzato la tua professionalità?

Sì, ho avuto il privilegio di conoscere e collaborare con Elio Fiorucci. Era un grandissimo “esploratore”. I suoi viaggi nel mondo, alla ricerca di nuovi stili, erano famosi, e non poteva quindi sfuggirgli la nostra “Valle del Jeans”. Lo conobbi perché diventammo fornitori dei jeans Fiorucci. La sua umanità mi ha colpito profondamente. Era visionario e concreto allo stesso tempo, curioso, sempre. Sapeva ascoltare e cogliere le potenzialità di ogni dettaglio, ed era anche profondamente innamorato del nostro territorio. Una volta lo portai a pranzo in un’osteria a Urbania. Guardando fuori, mi disse: “Pensa come sono matti quei milanesi che comprano casa a Miami!”.

Mentre studiavamo insieme gli accorgimenti produttivi del jeans, raccontava spesso di come le ragazze a Ibiza riuscissero a modellare sulle proprie forme i jeans attillati indossandoli in mare. Era ossessionato dall’idea di rendere finalmente sexy i jeans da donna e ne aveva intuito tutto il potenziale moda. Da lui ho imparato quanto stile e prodotto siano inscindibili e quanto la moda debba restare accessibile, viva. Ho appreso anche accorgimenti tecnici imprescindibili che continuo a perfezionare nei jeans Cigala’s: dallo spostamento del cavallo di 2 cm più avanti, soluzione ideata da Fiorucci per rendere più confortevoli i jeans da donna, fino al lavoro continuo sulla modellistica, giocando sulla vita più o meno alta, e sui tessuti denim che, grazie alla ricerca dei nostri fornitori d’eccellenza italiani, offrono mischie naturali e morbidissime. Chi avrebbe mai pensato che il denim, così popolare, potesse oggi sposarsi con la nobilissima lana merinos? Una novità che presenteremo nella prossima collezione.

Molti marchi esternalizzano o semplificano la filiera. Perché avete scelto di mantenere una produzione locale e, in un certo senso, “resistente”?

Perché semplificare, a volte, significa rinunciare. Noi non vogliamo rinunciare a nulla: né alla qualità, né alla storia, né al legame con le persone che lavorano con noi. La nostra è una resistenza gentile, quotidiana, ma è anche la base di tutto ciò che costruiamo.

Una costante nelle vostre collezioni è la vestibilità sexy e confortevole, che non ti stanchi mai di indossare. Avete introdotto altri tessuti in questi anni?

Sì, stiamo lavorando su nuove mischie di cotone e lino, pensate per offrire performance senza rinunciare alla naturalezza. Penso, ad esempio, al successo dei nostri modelli chino, tra le proposte più vendute delle ultime stagioni, capaci di coniugare la voglia di vestire “al maschile” senza rinunciare a comodità e femminilità. Abbiamo quindi studiato nuove versioni che alzano impercettibilmente la vita o che, come nel nostro Chino Flare, danno più slancio alla figura con un lieve svasamento sul fondo del pantalone, anziché chiudere la gamba con il classico risvolto, spesso penalizzante per una donna. Anche nei pantaloni più strutturati vogliamo mantenere il comfort che definisce Cigala’s: un touch morbidissimo che accompagna il corpo con eleganza. Una sensazione che si esprime appieno nel nostro modello barrel, chiamato Loose Fit, dove le tipiche pinces all’altezza del ginocchio sono così delicate da non essere minimamente percepite.

Oggi Cigala’s è protagonista anche di una collaborazione con Red Capsul. Com’è nata questa sinergia con Davide Eusepi e dove sta andando?

Tarcisio Galavotti:

Con Davide ci siamo trovati subito: due storie diverse ma complementari. Io porto l’esperienza nella filiera del jeans, lui la qualità sartoriale della sua manifattura. L’idea è stata chiara fin dall’inizio: creare un total look coerente, che partisse dai pantaloni e arrivasse ai capispalla, parlando un linguaggio unico ma modulabile. Red Capsul x Cigala’s è questo: due imprenditori che uniscono know-how, stile e radici per raccontare una nuova idea di eleganza informale.

Davide Eusepi:

Il progetto nasce da un’affinità concreta: stesso territorio, stessi valori, stessi ritmi produttivi. Volevamo creare outfit completi, capaci di dialogare anche a livello di lavaggi, colori e texture, soprattutto nel denim. Ogni capo è pensato per abbinarsi con naturalezza, sia nelle proporzioni sia nella palette. La qualità sartoriale dei nostri capispalla deriva da una lunga storia familiare: l’azienda fondata dai miei genitori è una manifattura marchigiana premiata per eccellenza e storicità, che negli anni ha collaborato con le più importanti griffe internazionali. Con Cigala’s stiamo mettendo tutto questo a sistema, in un progetto che guarda non solo al prodotto, ma a una visione condivisa dello stile.

Cosa significa per Cigala’s essere “Made in Italy” oggi? È solo un’etichetta o un vero e proprio manifesto culturale e produttivo?

Per noi è un manifesto. È responsabilità, rigore, amore per il dettaglio. Non è un timbro, è una promessa. Ed è anche un invito a chi ci sceglie: abbracciare una moda che racconta un pezzo d’Italia autentica, con le sue mani, i suoi volti, le sue idee.

In occasione della Milano Fashion Week di febbraio, novità in vista?

Sì, a partire dalla nostra partecipazione al White Show, questa volta nell’area di Superstudio Più, che rappresenta il cuore nobile della fiera. E poi due appuntamenti internazionali importantissimi per noi: Who’s Next a Parigi e Supreme a Monaco, dove porteremo per la prima volta Cigala’s, con l’obiettivo di rafforzare la nostra presenza nei mercati esteri.

Se dovessi sintetizzare Cigala’s in una frase che racchiuda il rapporto con Urbania, quale sarebbe?

Una moda che nasce dove il jeans è parte della vita e che da quella vita trae forza, orgoglio e direzione.