Gennaio è il mese della pizza, uno dei piatti più amati e iconici della cucina italiana nel mondo, a cui è stato dedicato un giorno speciale: ogni anno, il 17 gennaio, si celebra la “Giornata Internazionale della Pizza”, una giornata dedicata a questo simbolo della tradizione gastronomica italiana, conosciuto e apprezzato in ogni angolo del pianeta.

Probabilmente nessun altro piatto ha ispirato tanti studi, libri e sperimentazioni quanto la pizza. La sua versatilità è infinita: tonda, in teglia, al padellino, in doppia cottura, ruota di carro, sottile o romana, esiste una pizza per ogni gusto e occasione — senza dimenticare la varietà pressoché illimitata delle farciture, che raccontano la creatività e le tradizioni di ogni territorio.

Secondo un’indagine del CNA Agroalimentare (fonte 2025), in Italia si sfornano ogni giorno circa 8 milioni di pizze, a testimonianza di quanto questo piatto sia non solo un’eccellenza gastronomica, ma anche un vero e proprio fenomeno culturale, sociale ed economico.

Ma quali sono i trend che negli ultimi anni stanno rivoluzionando il mondo delle pizzerie? L’innovazione parte innanzitutto dagli impasti, sempre più curati e frutto di ricerca: si riscoprono grani antichi e varietà tradizionali, spesso macinate a pietra, per ottenere basi più leggere, digeribili e ricche di gusto. Una delle protagoniste della pizzeria contemporanea è la pizza croccante, che unisce la fragranza della cottura perfetta alla morbidezza dell’interno, risultato di tecniche raffinate e tempi di lievitazione più lunghi. Parallelamente, si è affermata la tendenza delle pizze gourmet, caratterizzate da farciture inusuali, ingredienti di alta qualità e abbinamenti ricercati.

Queste nuove interpretazioni hanno trasformato la percezione della pizza: da piatto semplice e popolare a creazione gastronomica d’autore, capace di conquistare anche le tavole stellate e di rappresentare, oggi, una delle espressioni più vivaci e creative della cucina italiana.

Ma torniamo al World Pizza Day, perché proprio questa data è stata scelta per rendere omaggio alla pizza e ai suoi artigiani? La risposta affonda le sue radici nella tradizione religiosa e popolare italiana. Il 17 gennaio, infatti, è il giorno dedicato a Sant’Antonio Abate, figura venerata come patrono dei fornai e dei pizzaioli. La sua festa segna da secoli un momento di passaggio e di rinnovamento, in cui il fuoco — elemento che caratterizza anche la cottura della pizza — assume un significato simbolico profondo: rappresenta la vita, la purificazione e la convivialità.

Così, il primo mese dell’anno si accende di sapori, profumi e riti legati al fuoco, unendo in un’unica ricorrenza il sacro e il profano, la fede e la tradizione gastronomica. La Giornata Internazionale della Pizza diventa quindi non solo un tributo al gusto, ma anche una celebrazione della cultura, del mestiere e della passione che rendono questo piatto un autentico patrimonio italiano e universale.

Il Santo, la sua storia e la leggenda del fuoco

Sant’Antonio Abate, vissuto tra il III e il IV secolo dopo Cristo, è una delle figure più venerabili della cristianità. Monaco egiziano, fu tra i padri fondatori del monachesimo e dedicò la sua vita alla preghiera e all’aiuto dei poveri. Monaco eremita, è venerato come protettore degli animali, dei contadini e di chi lavora con il fuoco, come fornai e pizzaioli appunto.

La sua festa, celebrata ogni 17 gennaio, è carica di simboli che si intrecciano con le antiche tradizioni italiane e non solo. In molte località italiane ed estere si accendono falò purificatori, simbolo della lotta tra luce e oscurità, tra bene e male.

Secondo la leggenda, Sant’Antonio Abate, accompagnato dal suo inseparabile maialino, sceso nelle profondità dell'inferno per liberare le anime dei peccatori, riuscì a rubare una scintilla di fuoco eterno per farne dono agli uomini. Da quel gesto, simbolo di salvezza e progresso, nacque la sua fama di “Santo del Fuoco” ed è il legame con questo elemento ad aver reso Sant’Antonio il patrono di tutti coloro che vivono del calore del fuoco. Da qui nasce il legame profondo tra il Santo e il mondo della panificazione e della pizza. Il gesto del pizzaiolo diventa così un atto di memoria e devozione verso il Santo che donò all’uomo la fiamma, simbolo di vita, calore e creatività.

Dal pane dei Fenici alla regina delle tavole italiane

Fin qui abbiamo raccontato la leggenda, ma la storia della pizza affonda le sue radici molto più lontano nel tempo di quanto comunemente si creda. Ben prima della nascita della pizza napoletana, infatti, in diverse civiltà del bacino del Mediterraneo esistevano preparazioni simili: focacce, schiacciate e pani piatti cotti su pietre roventi o nei forni, che venivano poi condite con olio, erbe aromatiche o formaggi.

Già gli antichi Egizi conoscevano impasti lievitati, mentre i Greci e i Romani preparavano la pita o la placenta, antenate dirette della pizza moderna. Con il passare dei secoli, queste ricette si evolsero, adattandosi ai gusti e agli ingredienti disponibili nei diversi territori. A Pompei, nel 2023, è stato scoperto un bellissimo affresco raffigurante proprio una focaccia tonda e alta che possiamo certamente considerare un’antenata della moderna pizza. La svolta vera e propria arrivò soltanto nel XVI secolo: fu allora che la pizza, come oggi la intendiamo, cominciò a prendere forma nelle strade di Napoli. Il pomodoro, trasportato dalle Americhe, trovò nella città partenopea il suo trionfo. I napoletani lo accostarono ai dischi di pane cotto e ne fecero un pasto popolare ed economico ma soprattutto un capolavoro di equilibrio e gusto.

Immaginiamola appena sfornata: il profumo del forno, il bordo dorato e leggermente bruciacchiato, la mozzarella che fila e il basilico che profuma. La pizza è un cerchio perfetto di felicità, da gustare rigorosamente “a libretto”, come vuole la tradizione partenopea, magari accompagnata da un calice di Piedirosso DOC Campi Flegrei, che racchiude in sé la stessa anima vulcanica ed eclettica del piatto.

Non possiamo dimenticare di citare in questo rapido excursus storico anche la nascita della pizza più celebre in assoluto: la pizza Margherita. Nacque nel 1889 grazie al pizzaiolo Raffaele Esposito che la dedicò alla Regina Margherita di Savoia scegliendo tre ingredienti – pomodoro, mozzarella e basilico – che riproducevano i colori della bandiera italiana. Quella combinazione di sapori semplici e autentici è diventata un simbolo di unità e ingegno culinario del nostro Paese.

Un patrimonio dell’umanità riconosciuto dall’UNESCO

Dopo aver raggiunto una popolarità e un riconoscimento unanime da parte di milioni di estimatori che nel mondo la consumano ogni giorno, nel dicembre 2017, l’UNESCO ha inserito “l’arte del pizzaiuolo napoletano” nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Non la pizza in sé ad essere protetta, ma il sapere, i gesti e la cultura che la circondano: dall’impasto alla stesura, dalla farcitura alla cottura nel forno a legna.

L’UNESCO ha voluto riconoscere così il ruolo sociale e identitario del pizzaiuolo, figura chiave della vita napoletana; premiando la manualità e la maestria dei pizzaioli napoletani, custodi di un’arte che unisce tecnica e anima. Dal movimento rotatorio con cui si stende la pasta al gesto deciso con cui si inforna, ogni passaggio racconta una storia e la pizzeria diventa un luogo di socialità e condivisione, un vero teatro popolare dove il pizzaiolo è protagonista di un rito collettivo.

Pizza e vino: un abbinamento da riscoprire

Se oggi la birra è considerata la compagna ideale della pizza, in passato questo accostamento era tutt’altro che scontato. Fino agli anni ’80, infatti, era il vino a dominare le tavole delle pizzerie, accompagnando le serate conviviali con naturalezza. Tutto cambiò con il tragico episodio del “vino al metanolo”, lo scandalo che sconvolse il mondo enologico italiano e minò profondamente la fiducia dei consumatori.

Quel momento segnò una svolta decisiva: il vino, da bevanda quotidiana, iniziò un percorso di riscatto e raffinamento, avvicinandosi sempre più a un pubblico selezionato e diventando il simbolo di un gusto ricercato, quasi elitario. Nel frattempo, la birra si fece largo, conquistando rapidamente popolarità e affermandosi come la scelta preferita per accompagnare una pizza. Da allora, il suo legame con questo piatto è diventato un binomio iconico e quasi indissolubile, molto duro da scalfire.

Negli ultimi anni però il trend si sta lentamente invertendo e le pizzerie classiche, gourmet o contemporanee e le nuove generazioni di pizzaioli iniziano a riportare il vino al centro delle loro proposte gastronomiche. Le carte dei vini si arricchiscono di etichette territoriali, naturali, biologiche, con abbinamenti pensati per esaltare la farcitura, la consistenza e la temperatura della pizza.

Territorio, colore e sensazioni: i segreti dell’abbinamento perfetto (che non esiste)

L’abbinamento territoriale

Da dove partire quindi per consigliare qualche piccola strategia per un abbinamento ben riuscito tra pizza e vino anche a chi non è un esperto nell’arte del pairing? Il primo criterio, forse il più immediato e naturale, è quello territoriale: scegliete un vino proveniente dalla stessa zona di origine degli ingredienti utilizzati nella pizza. Si tratta della regola più antica — e probabilmente la più infallibile — dell’abbinamento enogastronomico.

Se gli ingredienti della pizza nascono in un territorio preciso, il vino di quella stessa area sarà quasi sempre armonioso e complementare, condividendo profumi, clima e tradizioni. Così, una pizza con pomodorini del Piennolo e mozzarella di bufala campana trova il suo equilibrio ideale con un Lacryma Christi del Vesuvio, mentre una pizza pugliese con cime di rapa e salsiccia si abbina perfettamente a un Negroamaro o a un Primitivo. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito, perché ogni territorio italiano offre un incontro unico tra terra, sapori e bicchiere.

L’abbinamento cromatico

Un approccio più creativo ed emozionale è quello cromatico: far dialogare i colori del piatto e del vino; abbinarli secondo le loro tonalità.

Una pizza bianca ai formaggi richiama un bianco minerale o un rosato tenue; una pizza rossa e piccante, come la Diavola, si abbina a un rosso vivace e fruttato. Il colore quindi non solo come elemento estetico ma come indicatore che prepara i sensi e orienta il gusto. Dopotutto quanti di noi dicono di mangiare prima con gli occhi!!??

L’abbinamento emozionale

Infine, l’abbinamento più libero: quello emozionale. Scegli il vino che rispecchia il tuo umore, la compagnia, il momento. Una pizza fritta con un bicchierino di Marsala, come si faceva nei “bassi” napoletani, può regalare la stessa poesia di un grande Champagne con una pizza gourmet.

L’abbinamento ideale non deve essere una regola o un obiettivo da raggiungere ad ogni costo, ma un gioco di equilibrio e curiosità. Come in ogni arte, il piacere nasce dal provare, dal rischiare, dal creare nuove armonie. C’è chi sceglie la comfort zone del territorio, e chi preferisce l’avventura dei contrasti. In ogni caso, l’importante è che il pairing sia godurioso, conviviale e sincero. Per incuriosirvi ed invitarvi alla prova vi consiglio di iniziare con alcuni semplici accostamenti che potreste suggerire voi stessi al vostro pizzaiolo di fiducia.

  • Provola affumicata, misto di funghi e tartufo nero. Abbinamento: Aglianico.

  • Una margherita. Abbinamento: un rosato o un cerasuolo non troppo carico.

  • Pomodori gialli, alici di Cetara e stracciata o mozzarella di bufala. Abbinamento: Chardonnay avvolgente e sapido.

  • Pizza ai formaggi. Abbinamento: Metodo Classico Pas Dosè (max 36 mesi).

….e buon divertimento.

Un binomio che racconta il gusto e la cultura italiana

Pizza e vino non sono soltanto due alimenti: sono due linguaggi universali del gusto italiano. Entrambi nascono da ingredienti semplici – farina, acqua, uva – ma grazie alla maestria artigiana si trasformano in esperienze straordinarie. Celebrarli insieme significa riconoscere la forza del nostro patrimonio gastronomico e la capacità tutta italiana di unire convivialità, bellezza e passione.

Il 17 gennaio, giorno di Sant’Antonio Abate, non celebriamo soltanto un Santo o un piatto, ma la forza del fuoco che unisce le persone: quello del forno e della tradizione. Gennaio diventa così un mese di luce, di calore e di festa. Che sia napoletana, romana, gourmet o casalinga, la pizza è e rimane un simbolo d’Italia, capace di raccontare la propria storia in ogni trancio, con ogni profumo, in ogni calice di buon vino condiviso.