Fac ramumu ramus adoptet.

(Ovidio)

L’adozione nelle scimmie è abbastanza diffusa, come lo è nell’uomo. Nelle scimmie sono stati osservati fenomeni di questo genere negli scimpanzé, negli entelli, nei macachi, nei babbuini e, tra le scimmie sudamericane, nelle aluatte e nei cebi1,2. Se vogliamo però prendere una specie di scimmia il più possibile paragonabile all’uomo, cioè che manifesti le stesse cariche affettive verso la prole presa in adozione, con le stesse attenzioni e nelle stesse circostanze di quelle umane, la specie che ci assomiglia di più è, senza dubbio, quella dell’Entello (Presbytis entellus), oggi ribattezzata dai tassonomisti con il nome di Semnopithecus entellus o, come più comunemente viene chiamata, Hanuman langur.

In hindi hanuman vuol dire sacro. È una divinità della mitologia Hindu, metà scimmia e metà uomo, anche se in verità il suo volto non assomiglia affatto a quello di un entello vero e proprio. Simboleggia la saggezza e l’onestà, anche se, Hanuman rappresentava, prima di una sua conversione mistica, la mente volubile e incostante di una scimmia.

Hanuman langur

L’Hanuman langur vive principalmente in India, poi in Nepal, Pakistan, Afghanistan, Bhutan, Cina del Sud e Bangladesh, dal livello del mare fino a più di 4.000 metri di altitudine. Il suo ambiente naturale è la foresta tropicale sempreverde piuttosto secca, spinosa e a conifere. Spesso vive in aree urbane, correndo indisturbata sui tetti delle case e libera di entrare nei templi Hindu.

La libertà di vivere abbastanza indisturbata nei centri abitati è dovuta al fatto che si tratta di una scimmia sacra e quindi non può essere catturata o uccisa. Sarebbe un atto sacrilego. Il rispetto di quasi tutta la comunità per lei tende a evitare che qualcuno, incurante di queste regole religiose, le usi violenza. Il massimo che si possa fare contro di lei è di scacciarla quando entra nelle case o nei giardini o, peggio ancora, negli orti. Infatti, la sua mortalità è dovuta più al fatto che spesso finisce fulminata sui cavi elettrici dell’alta tensione, che per mano dell’uomo.

In India del Nord è facile incontrarla a gruppi nei giardini pubblici, nelle campagne, alla periferia delle città, insomma dappertutto. È una scimmia che in India è parte integrante, più di tante altre specie animali, del paesaggio.

Normalmente costituisce dei gruppi di circa 20 individui che nella stagione umida possono arrivare fino a 30. A capo del gruppo c’è sempre un maschio adulto e dominante. La struttura sociale è ad harem. Esiste anche una leadership femminile che domina su molti maschi sottomessi.

Il 35% della sua dieta è costituito da foglie, il 25% da frutta, il resto da radici, boccioli, corteccia e germogli di vario genere. L’80% del suo tempo lo passa a terra e il resto sugli alberi sui quali spesso passa la notte. È una specie esteticamente molto bella, agile ed elegante nei movimenti. Ha un mantello grigio tendente al marrone dorato e ha una faccia completamente nera.

L’adozione nell’Hanuman langur

L’adozione nell’Hanuman langur si manifesta nel momento in cui un piccolo, ancora in tenera età, cioè prima dello svezzamento, perde la madre per una malattia o a causa di ferite riportate in un combattimento, oppure perché uccisa dall’uomo, come purtroppo ancora capita, nonostante sia protetta dalla legge e dalla religione.

A prendersi cura dei piccoli orfani, in alcune circostanze, possono essere contemporaneamente più femmine (primipare o multipare che siano), quindi si tratta di cure multiple, come in una sorta di asilo nido. L’adozione non si manifesta in ogni periodo dell’anno, ma soprattutto durante quello riproduttivo, cioè quando le femmine hanno appena partorito un figlio o sono ancora incinte. Si tratta quindi di una carica materna di carattere ormonale che spinge all’adozione di un orfano, ma non è solo per questo. A una femmina che ha avuto da poco un figlio, non costa assolutamente niente allattarne due invece di uno. Questo consente a tutto il gruppo di mantenersi unito e di non correre il pericolo di estinguersi.

Un altro fatto che spinge le femmine a intraprendere un’iniziativa come questa è il legame di parentela tra la nutrice e l’orfano. L’adozione di un orfano è tanto più probabile tanto più i legami di parentela tra i due sono stretti. Infatti, l’adozione più frequente è quella tra zia e nipote, soprattutto da parte di una zia che abbia già avuto altri figli (multipara) e che siano stati svezzati.

Le nutrici si curano, non solo di allattare la prole presa in adozione, ma di insegnarle come rifornirsi di altri alimenti, di insegnarle le regole sociali, come evitare i pericoli e l’ostilità dell’uomo. Quindi, la protezione non consiste unicamente nel proteggere i piccoli dagli altri membri del gruppo, magari ostili all’adozione, ma nel farli crescere con un forte senso di sicurezza e di fiducia in se stessi.

In questa specie, la cura e la protezione della propria prole, o di quella degli altri, è esemplare. Le attenzioni degli adulti, anche dei maschi adulti e dominanti, sono rivolte a tutti gli orfani senza nessuna distinzione, almeno fino a quando non diventano grandi e indipendenti.

Senso materno

Il senso della maternità lo ritroviamo nell’uomo e in tutti gli animali selvatici e addomesticati. Ma che cosa s’intende per questa sensibilità che ritroviamo in tutti gli animali, soprattutto nei mammiferi, cioè in specie in cui i piccoli per crescere hanno bisogno di essere allattati, altrimenti morirebbero.

Per capirlo basta vedere come giocano spesso le bambine, non i bambini, a fare le mamme con le bamboline. Le accarezzano, le pettinano, le parlano, le mettono un biberon in bocca, come se si trattasse dei loro figli che devono crescere sani e forti. Le bambine, in questo non sono spinte certamente da nessuna carica ormonale o altro di questo genere. Allora perché si comportano in questo modo? Lo fanno perché nell’uomo, ma soprattutto nella donna, esistono delle cariche istintive che le spingono a prendersi cura di tutti i bambini e, se potessero, di tutti i bambini del mondo.

Per questo non sono necessarie elaborazioni interiori, ma la capacità che è in tutti noi, in questo caso anche negli uomini, quindi non solo nelle donne, di rispondere positivamente e istintivamente a degli schemi infantili a cui non sappiamo resistere se non con affetto, così fanno anche le scimmie e non solo. Nell’uomo questi schemi infantili scatenanti sono semplicemente costituiti dalle caratteristiche fisiche ed estetiche dei neonati, cioè dalla testa grande e rotonda, dalle braccia paffute, dalla pelle liscia, dagli occhi grandi, rotondi e spalancati, dal vagito, eccetera, come ci ha insegnato il grande etologo Konrad Lorenz3, caratteristiche delle quali hanno saputo approfittare i disegnatori di Walt Disney, ad esempio, con i Tre paperini o Penna Bianca, per attrarre, non solo i bambini, ma anche un più vasto pubblico di adulti.

Esistono anche altre motivazioni che spingono le femmine a prendersi cura degli orfani. Una femmina senza prole è indice di sterilità che può essere percepita dagli altri membri del gruppo, soprattutto dai maschi dominanti che vedono in questo un ostacolo importante ai fini della propagazione del loro patrimonio genetico. Nelle scimmie, ma anche nell’uomo, esiste l’esigenza di diffondere il proprio patrimonio genetico per il proseguimento generazionale e quindi per la sopravvivenza del gruppo. Infatti, un maschio dominante si accoppia preferibilmente con una femmina dalla quale ha avuto altri figli e che quindi garantisce questa continuità.

Cosa succede alle femmine che non riescono ad avere figli? Vengono sottomesse e in parte emarginate anche se mai allontanate dal gruppo originario, sono invece i maschi, in sovrappiù, che subiscono questa sorte.

Il desiderio per le femmine di avere dei figli, a volte, è talmente forte che se non riescono ad averne almeno uno, tentano di rapire i figli di altre femmine. Si tratta spesso di rapimenti momentanei, ma a volte possono essere permanenti. Sono rapimenti che hanno l’unico scopo di adottare un piccolo, ma, in alcuni casi, possono avere degli esiti drammatici, nel senso che le contendenti pensano principalmente, da una parte, a sottrarre la prole e, dall’altra, a trattenerla tra le braccia, senza pensare ai danni che questa contesa può avere sul piccolo. Può uscirne traumatizzato.

Conclusioni

A questo punto sorge spontanea una domanda. Chi investe di più nella prole e quindi nella prosecuzione della genealogia nelle scimmie? Come nell’uomo, è la femmina. L’investimento del maschio è relativo e diverso, ha finalità anche diverse.

Lo scopo fondamentale della femmina è crescere un figlio, o una figlia, ad ogni costo, quello del maschio di avere la certezza di esserne il padre. Si tratta in fondo di un conflitto in cui l’adozione e il rapimento, sono componenti importanti che dovrebbero renderlo il meno aspro possibile, anche se non sempre è così.

C’è infine una considerazione da fare e cioè che questi fenomeni sono spesso condizionati dal sesso della prole presa in adozione da una mamma morta oppure rapita. Se si tratta di una femmina, i problemi saranno meno pesanti in quanto da adulta rimarrà per tutta la vita all’interno del gruppo, soprattutto se strutturato ad harem, se si tratta di un maschio, potrà subire una sorte ben diversa, cioè essere allontanato, anche per sempre, dal gruppo di appartenenza. Nelle scimmie ci sono quindi delle ferree regole sociali da rispettare, anche se nella realtà sono sempre gli individui più deboli e sottomessi a pagarne il prezzo più alto, come spesso capita nell’uomo.

1 Tartabini A., “Anche le scimmie adottano i piccoli e certe volte ricorrono al rapimento”. Corriere della Sera, 26 Settembre 1989.
2 Thierry B. & Anderson J.R., “Adoption in Anthropoid primates”. International Journal of Primatology, 7: 191-216.
3 Lorenz K., Vergleichende Verhaltensforschung. Springer, Wien/New York (tr. it. L’etologia. Fondamenti e metodi. Bollati Boringhieri, Torino, 1980).