Il francobollo, i valori bollati, la moneta e la carta moneta non erano stati mai visti, a torto e per lunghi secoli, come opere d’arte: solo con un saggio edito nella Storia dell’arte italiana1 la nobilissima arte della grafica è stata collocata nella sua giusta posizione, ricca di significato e portatrice di messaggi altrimenti non esprimibili. Infatti, scriveva Zeri, “il tipo della stampa, i caratteri delle scritte e delle cifre, l’immagine con cui l’autorità emittente si dichiara, sono tutti dati da cui il bollo postale deriva una precisa posizione storica, ben più complessa di quel che sia implicito nel suo semplice atto di nascita. Ed è una posizione le cui radici assumono valori e legami culturali, divenuti via via più articolati con il diffondersi delle emissioni commemorative”.

La più antica di queste emissioni fu dedicata al cinquantesimo anniversario dell’assunzione al trono della regina Vittoria e apparve nel 1887 nel Regno Unito d’Inghilterra; seguirono poi altri tipi, celebrativi di occasioni speciali, di avvenimenti di particolare significato politico, o anche relativi ad aspetti di costume, di arte, della fauna o della flora. Solo dopo l’autorevole scritto zeriano questo tipo di arte grafica è entrata nella “storia dell’arte”. Zeri infatti giustamente sosteneva che l’arte non è né maggiore né minore, ma solo “arte”, in quanto opera dell’intelligenza umana2 . Questa realtà mi ha stimolato, nel 2007, a pubblicare una parte della tesi di laurea in “Psicologia dell’arte”, discussa dalla dott. Anna Da Sacco3 presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli studi di Bologna nella I sessione dell’anno accademico 2004- 2005, relatore il prof. Alessandro Serra, correlatore il prof. Stefano Ferrari, con il titolo Il francobollo tra arte e comunicazione nella Repubblica italiana4 . Ho amato presentarla, al tempo, poiché l’argomento discusso nella tesi iniziava il suo excursus proprio dal punto nel quale si era fermato l’interesse del Maestro: nelle ultime due pagine infatti egli faceva solo un rapido cenno alla serie Democratica, emessa il 1° ottobre 1945.

Con la serie Democratica iniziò invece il nuovo periodo storico della filatelia repubblicana e, da quella, pure la tesi della Da Sacco: ... Occorre emettere nuovi francobolli che sostituiscano quelli in circolazione appartenenti, anche come rappresentazione figurativa, all’Italia monarchica e fascista [...] I disegni scelti vogliono trasmettere, con importante valenza simbolica, un elemento di base non legato ad alcun partito politico né ad alcuna forma istituzionale, proprio per non inasprire gli animi in un momento storico tanto importante e delicato. Era il tempo nel quale si dibatteva il quesito: Monarchia o Repubblica?

Reputo, con questo articolo, di rendere un servigio utile pure alla conoscenza delle altre branche dell’arte grafica e della carta moneta, poiché ho memoria del successo che ha avuto una particolare mostra organizzata dalla Pro Urbino, presieduta da Augusto Calzini (Sale del Collegio Raffaello in Piazza della Repubblica - 24 marzo - 07 aprile 2002) 5 . Al termine di quella manifestazione, la presidenza ebbe a sintetizzare così l’avvenimento: Dare la misura del successo e sottolineare l’entità della partecipazione alla serata inaugurale della “Mostra di incisione e microincisione. I grandi maestri del francobollo e della cartamoneta” in onore di Eros Donnini, Alceo Quieti, Trento Cionini e del loro allievo Bruno Cerboni Bajardi non è possibile perché sarebbe uno sminuire un’atmosfera di incanto [...]. Per gli artisti è stato come ritrovarsi a casa propria, rivivere i momenti della formazione presso l’immaginifica Scuola del libro di Urbino che hanno frequentato da ragazzi, rinverdire il rispetto e la venerazione per i loro grandi maestri, Francesco Carnevali, Leonardo Castellani, Umberto Franci e ritrovare la cornice rinascimentale della città che è solita, come per magia, scavare negli animi sensibili un solco ed una cornice di ricordi indelebili. Augusto Calzini ha tracciato i profili dei maestri del francobollo e della carta moneta i cui nomi risuonano in Italia e nel mondo e lo ha fatto con semplicità perché non era difficile sottolineare il respiro profondo, l’adamantina vena artistica e la perfezione formale di Eros Donnini o la religiosità ed il senso artistico di Quieti, l’autenticità dell’ironico Cionini e la profonda capacità investigativa di Bruno Cerboni Bajardi. Un sereno confronto tra le umane possibilità di tecnici perfetti che ideano una nuova arte fatta di punti e linee a comporre ombre e luci ed effetti, espressioni di gran lunga più efficaci di una fotografia artistica, ricche di umana penetrazione con sguardi parlanti, tutti ottenuti con il gesto sacrale che guida il bulino messaggero.

Di questa serie di grandi maestri mi piace qui ricordare Trento Cionini, poiché mentre vi è una vasta saggistica per i maestri filatelici, la stessa attenzione non è concessa agli artisti della “carta moneta” che dell’incisione ne riescono a fare spesso delle preziosità. Partirei dal 1998, con le parole di Stefania Severi6 che, in occasione della consegna a Trento Cionini del premio "Marchigiano dell’anno" nella sala della Protomoteca del Campidoglio a Roma, scriveva: Una tradizione lunga nel tempo, secolare, è quella che lega la generazione di incisori che hanno fatto dell’Italia uno dei paesi più celebri in tutto il mondo per la bellezza della produzione grafica, dovuta alla sensibilità artistica e alla bravura tecnica dei suoi maestri incisori. L’origine della grafica è strettamente connessa alla grande tradizione pittorica italiana. Fu proprio il desiderio di diffondere le pitture più celebri, di farle conoscere a chi era troppo lontano e impossibilitato a vedere gli originali, che fece sviluppare quest’arte. Gli incisori, in assenza di colori, inventarono tecniche atte a graduare i grigi, così da dare l’impressione dell’originale. Non esisteva la foto in bianco e nero, che ci rende oggi familiare la riduzione dell’immagine a due tonalità, quella del foglio e quella dell’inchiostro, ma i maestri incisori ne furono gli antesignani. Ancora oggi l’arte incisoria è vivacissima e oltre a produrre grafica d’arte, ha anche un vasto campo di attività in cui la componente artistica è messa al servizio di opere dall’utilizzazione eminentemente pratica: la carta moneta, i francobolli, i valori bollati.

Il francobollo, come pure le carte moneta e le carte valori, sono provvisti di connotati vari e complessi, di una carica semantica ampia e di radici storiche e figurative articolate. La loro lettura suggerisce tutta una serie di considerazioni. L’arte prodotta in tali opere, infatti, potrebbe venire considerata e giudicata, sotto il semplice profilo estetico, alla stregua di una incisione o di una stampa più o meno d’arte. Sull’argomento reputo definitivo l’assunto zeriano: Una lettura del genere non terrà in alcun conto la sua ricca (e praticamente infinita) serie di allusioni, simboli, riferimenti, né si preoccuperà di rilevare quello che è il suo significato primario: di essere un indicatore assai preciso di situazioni politiche e culturali. Ma come l’interpretazione delle opere figurative maggiori, siano esse dipinti o sculture, architetture o incisioni, risulta parziale, quando venga condotta sotto il solo ed esclusivo aspetto formale (senza tenere cioè in alcun conto i connotati iconografici o iconologici, e gli aspetti socio-culturali) risultandone una successione di testi figurativi avulsi dalla realtà storica e legati tra di loro da una astratta rete di rapporti di stile e di evoluzione delle forme; così la lettura del francobollo [e delle carte moneta e carte valori] se condotta in modo unilaterale sotto l’esclusivo aspetto grafico, rimane sorda e cieca ai suoi connotati più validi e significativi. In realtà, il francobollo è oggi il mezzo figurativo più stringato e concentrato di propaganda, quasi un manifesto murale ridotto ai minimi termini, dal quale il substrato sociale e politico si rivela con estrema chiarezza e pregnanza. Ed è anche il mezzo figurativo di propaganda più capillarmente diffuso, sia nei diversi strati della società, cioè a livello locale, sia, in senso orizzontale, per i suoi destinatari situati in un sistema terminale che ignora distanze e frontiere 7 .

Trento Cionini8 fu maestro in tutte e tre le attività grafiche, fu maestro incisore ai più alti livelli. Nell’anno 1938, classificandosi al primo posto, vinse una borsa di studio promossa dal “Pio Sodalizio dei Piceni” per il perfezionamento presso l’Accademia di Belle arti di Roma. Nello stesso anno fu ammesso al circolo artistico di Via Margutta. Partecipò poi alla scuola del nudo all’Accademia di S. Luca, in Via della Stamperia. Pur proseguendo gli studi, nel 1940 venne assunto al Poligrafico dello Stato in qualità di disegnatore ed incisore a bulino: qui realizzerà per le poste Italiane, del Vaticano e della Repubblica di S. Marino oltre 60 francobolli. Ricordiamo la serie Italia al lavoro del 1950, la posta aerea da lire mille del 1951 per S. Marino e, per il Vaticano, Pio XII nella serie dei Papi del 1953 e la Guardia Svizzera Pontificia del 1956. Dalla fine del 1942 all’aprile del 1945 sospese ogni attività, essendo stato chiamato alle armi per il servizio di leva: partecipò allo sbarco, nella testa di ponte di Anzio, con le truppe della V Armata Americana. Congedato, tornò in servizio al Poligrafico dello Stato fino al 1956.

Nel 1957 il m° Cionini venne chiamato alla Banca d’Italia con la stessa qualifica di disegnatore e incisore 9 . Mentre in passato la stampa delle carte valori era appannaggio dell’Inghilterra, della Francia e del Poligrafico Italiano, con l’espansione dell’industria di Losanna moltissimi stati ebbero la possibilità di stampare valori in casa propria10 . Il grande Maestro insomma portò molto in alto la bandiera delle Marche e dell’Istituto d’Arte di Urbino, vera fucina di tecnici ed artisti dell’arte grafica. Nella sua lunghissima attività, oltre alla sua indiscussa bravura, si fece apprezzare per la rivoluzionaria velocità di esecuzione, per la grande mole di lavoro che riusciva a svolgere con incredibile tenacia, in un campo universalmente riconosciuto, come tecnicamente dei più complessi, raggiungendo sicuramente, un record difficilmente eguagliabile. Alla rispettabile età di 79 anni si dichiarò in pensione, ma continuò la sua attività come hobby, spaziando nei vari campi della grafica con particolare attenzione alla caricatura e alla satira politica, iniziata dal 1935 e continuata fino agli ultimi giorni della sua esistenza.

Per le carte moneta, il 500.000 lire “Raffaello” è stata l’ultima banconota della quale Cionini ha inciso il “dritto” con grande maestria; proprio grazie alla maestria della sua arte ha fatto in modo che la banconota “da semplice foglietto di carta multicolore di incerto significato sublimasse a concreto segno economico di valore inequivocabile. La banconota infatti è un prodotto particolarmente complesso e raffinato, in quanto deve contenere una serie di elementi predefiniti e discordanti come le immagini, gli elementi grafici, l’intestazione dell’ente emittente, le indicazioni del valore, la numerazione, le firme, la filigrana, i sistemi di sicurezza, ecc. Il compito dell’artista è proprio quello di integrare una congerie di elementi divergenti in un oggetto piacevole, di equilibrio grafico e cromatico soavemente armonioso11 .

Nel dritto delle 500.000 lire domina lo spazio la ninfa Galatea; questa - dal greco: "lei che ha la pelle bianco-latte" - è una figura della mitologia greca, una delle Nereidi, figlie di Nereo e di Doride, la cui abituale residenza è in fondo all’oceano, con il padre; le Nereidi hanno il compito di assistere i marinai. Il dipinto è nella Loggia della Villa della Farnesina e prende il nome dall'affresco della ninfa Galatea, opera di Raffaello Sanzio, che la dipinse con i tratti del viso delicati, in contrasto con il corpo rigoglioso, trasportata sull'acqua in un cocchio formato da una conchiglia trainata da delfini e intorno una festa di tritoni, amorini e nereidi. Nel dritto, quel cocchio già prorompente nell’affresco di Raffaello, viene dal Cionini così fedelmente e sapientemente riprodotto, da elevare al rango di autentica opera d’arte quel rettangolo di carta, non solo già preziosa per il valore commerciale, ma soprattutto per avere assunto il prestigio di capolavoro fra i capolavori del tratto cioniniano.

In suo onore, presso il Palazzo Ducale di Urbania, la mostra antologica Trento Cionini – Il Maestro della banconota (20 settembre – 3 novembre 2003) ne ha voluto celebrare “lo spessore di artista proteiforme e duttile, proponendone una sintesi ragionata ed estesa della sua produzione”. A ricordo del padre, la figlia Laura ha scritto dei versi amorevoli12 :
L’eco del tuo nome non s’è spenta / rimbalza in ogni dove ancora forte, / squarcia il velo del tempo e non contenta, / sconfigge, prepotente, anche la morte. / Il marchio che hai lasciato è assai profondo, / come l’orma d’un piede di gigante, / hai dato a piene mani a tutto il mondo, / con passione ed umiltà sempre costante…

Note:
1) Federico Zeri, I francobolli italiani: grafica e ideologia dalle origini al 1948, “Storia dell’arte italiana”, vol. 9, Einaudi, Torino 1980, pp. 287-320.
2) L’importanza dell’arte grafica filatelica è stata poi ribadita da una ulteriore impresa editoriale, presentata dalla casa editrice Skira nella collana “biblioteca d’arte”( I francobolli italiani, Skira, Milano 2006): e, ad avvalorarne il peso scientifico, la nuova edizione è stata presentata senza alcuna introduzione: lo scritto è rimasto ancora quello del Maestro, sic et simpliciter. Unica variazione è stata la riproduzione a colori dei francobollli che, nella edizione originale, erano in bianco/nero.
3) Anna Da Sacco, Milano 27 marzo 1966 – Milano 19 ottobre 2006.
4) “Annali” dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia onlus, Roma 2007, pp. 233-245.
5) La mostra fu organizzata in collaborazione con l’Amministrazione comunale urbinate, patrocinata dalla Regione Marche, dalla Provincia di Pesaro e Urbino, dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Pesaro, dall’Accademia Raffaello, dall’Istituto Statale d’Arte di Urbino e dal Circolo filatelico “Castellani” di Fano.
6) Stefania Severi, Cionini & Donnini, creatività al servizio del quotidiano, in Arte Hat, 1998, p. 48.
7) Federico Zeri, cit.,
8) Cionini nacque ad Urbania (Ps) il 23 aprile 1919, urbinate di adozione e compì gli studi presso l’Istituto di Belle Arti di Urbino.
9) Nei 30 anni di attività presso l’Istituto di emissione realizzò numerose banconote: le 5.000 lire con l’immagine di Bellini, le 100.000 lire con il Caravaggio e l’ultima banconota di lire 500.000 dedicata a Raffaello. Dopo le esperienze al Poligrafico dello Stato e alla Banca d’Italia venne chiamato a Losanna presso un’industria specializzata nella costruzione di macchine da stampa per carte valori. Qui Cionini alternò il lavoro con l’insegnamento dell’Arte incisoria manuale e chimica, ad allievi provenienti da tutte le banche centrali del mondo.
10) Fu il m° Cionini a dover preparare allievi incisori, e contemporaneamente incidere banconote per il Marocco, l’Indonesia, il Vietnam, la Corea, la Cina, l’India, la Polonia, la Yugoslavia, il Messico, l’Argentina, il Brasile, il Venezuela, la Colombia, l’Angola, lo Zaire, l’Uruguay, le Filippine, la Turchia, il Bangladesh, la Germania.
11) Stefano Poddi, Trento Cionini, il Maestro della Banconota, ‘Annali’ dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia onlus, 2007, p. 247.
12) Il testo completo è stato riportato nel capitolo “Numismatica, Filatelia, Carte Valori”, Laura Cionini, A mio padre, ‘Annali’ dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia onlus, 2007, p. 247.