“Tutto arriva in tempo per chi sa aspettare” e finalmente per i pietrasantini quel tempo è arrivato. Sabato 6 giugno è stato inaugurato a Pietrasanta il Museo Mitoraj con l’esposizione Mitoraj. Present, dedicata al nucleo di sessantanove opere, donato da Jean Paul Sabatié quale erede dell’artista polacco e presidente della Fondazione Museo Igor Mitoraj, costituita già nel 2022 dal Ministero della Cultura, dalla Regione Toscana e dal Comune di Pietrasanta. Abbiamo incontrato all’inaugurazione il Direttore tedesco Frank Boehm, che avrà il compito di custodire e valorizzare le opere dello scultore polacco nel territorio che lo stesso artista scelse come sua residenza per vivere e lavorare.

L’edificio scelto per ospitare il Museo era la sede del vecchio mercato coperto di Pietrasanta, progettato nel 1968 dall’architetto Tito Salvatori e ora riqualificato dallo studio milanese OBR, Open Building Research, ad opera degli architetti Paolo Brescia e Tommaso Principi. Cosa ne pensa di questa architettura?

Trovo interessante che questa trasformazione in museo conservi questa funzione pubblica: un luogo che prima apparteneva alla vita commerciale e funzionava allora come spazio quotidiano, diventa oggi attrattore non solo per i cittadini di Pietrasanta ma per tutti i turisti e i visitatori che accoglieremo negli anni. Lo testimonia anche l’apertura della piazza giardino di fronte al museo che il Comune di Pietrasanta è riuscito ad aprire in vista dell’inaugurazione del Museo. Il cittadino deve vivere in una continua interazione con il patrimonio, interagendo con gli altri e con il luogo che abita, vivendo il suo contesto. La partecipazione è uno dei diritti fondamentali dell’estetica della cittadinanza. Trovo molto particolare la pedana sopraelevata sulla quale è stato costruito l’edificio perché evoca il piedistallo in scultura: è come se questa architettura dialogasse con le opere stesse e rendesse al tempo stesso la sua dimensione sacrale. Le grandi vetrate smaterializzano poi la struttura dell’edificio stesso, grazie anche alla luce naturale che abbraccia le opere esposte.

Nella sua carriera professionale ha ricoperto diversi ruoli, tra i più importanti ricordiamo il ruolo di Direttore del Museo Insel Hombroich in Germania, vicino a Düsseldorf dal 2014 al 2021, dal 2006 al 2013 è stato Curatore della Deutsche Bank Collection Italy a Milano e a Roma e ha ricoperto anche il ruolo di Direttore artistico del MiART, Modern Contemporary Art Fair dal 2011 al 2012. In merito alla scelta architettonica del White Cube per il Museo Mitoraj, come pensa possa dialogare all’interno dello spazio espositivo?

Credo che l’osservatore debba poter dialogare direttamente con l’opera. In questo museo ciò è perfettamente possibile. Come ex docente di Storia dei Musei e allestimento allo IUAV di Venezia, considero fondamentale il rapporto tra opera, spazio espositivo e architettura. Per questo abbiamo deciso di separare le didascalie dalle opere e di non isolarle, per permettere a tutti i visitatori di crearsi il proprio percorso espositivo. Questo è possibile anche grazie alla pianta completamente libera, priva di pareti, che sono riusciti a realizzare gli architetti e che ci permetterà negli anni una massima flessibilità d’uso. La purezza dello spazio bianco funge poi da catalizzatore estetico; ciononostante, le ampie vetrate creano un dialogo con la città circostante.

Come sono state selezionate le opere esposte in mostra?

Le opere raccontano i vari periodi del lavoro di Igor Mitoraj, dagli anni Settanta fino al 2013. La donazione racchiude opere iconiche ma anche opere meno conosciute, abbracciando tutte le varie tecniche, terracotta, ghisa, bronzo, resina, vetro ma anche mosaico. Ci sono anche modelli e bozzetti che preparano ad interventi molto importanti. Ad esempio, a Pietrasanta è importante la piazzetta del Centauro per la quale lo scultore ha potuto interamente scegliere anche l’allestimento, non solo quindi la scultura in sé ma anche tutta la pavimentazione e la pianta. In mostra possiamo confrontare quest’opera con il modello della fontana del Centauro, realizzata a Milano, in periferia alla Barona, dove il Centauro appoggia su una testa monumentale e sotto si nasconde la testa della Medusa. Penso che sia una collezione molto completa.

Quale il file rouge di tutta l’esposizione?

Per me tutto il lavoro di Igor si può identificare con la tematica del racconto. Le sue sculture spesso integravano al loro interno altri corpi o altre facce, altre finestre che si aprono e indicano varie aperture a dettagli, a nuove storie. Un racconto non lineare ma aperto a varie interpretazioni.

Ha un’opera che personalmente le racconta più delle altre?

La Fontana del Centauro a Milano per la sua complessità formale e narrativa mi attira tanto.

A proposito di complessità, Vittorio Sgarbi ha definito l’arte di Mitoraj come “una scultura che non racconta un mondo perduto da rimpiangere, ma una bellezza che continua a sopravvivere anche attraverso la ferita. Attraverso le sue opere, lo scultore esprime la fragilità e la resilienza dell’essere umano, nonostante le sue fratture e le sue lesioni. La sua arte è un’archeologia della psiche che invita il visitatore a riflettere sulla propria identità e sulla bellezza che continua a vivere anche nelle forme più complesse”. Le è mai capitato di riuscire a cogliere o a capire alcuni aspetti della sua personalità grazie appunto ad un’opera d’arte?

Sgarbi ha notato Mitoraj e la sua opera già molto presto e condivido le sue parole qui citate. Alcune opere d'arte hanno questa qualità di riuscire a toccare la propria esistenza. Per questo mi sento privilegiato nel poter lavorare a stretto contatto con gli artisti e le loro opere. Un esempio è l’opera scultorea dell’artista austriaco Walter Pichler, che mi ha molto impressionato in giovane età, tra l’altro per il suo rifiuto di vendere queste sculture per poter vivere tra loro.

Igor Mitoraj dopo vari viaggi tra la Francia, la Grecia, gli Stati Uniti, ha scelto l’Italia e in particolare Pietrasanta come luogo dove trascorrere la sua vita. Oltre ad avere le stesse origini tedesche, anche Lei ha scelto Pietrasanta come sua città per vivere, come si trova?

A me l’Italia piace molto, volevo tornare a vivere in Italia, dopo la mia permanenza in Germania. Come direttore del Miart avevo già vissuto a Milano, ovviamente un contesto come l’estero sempre più internazionale, però appena arrivato a Pietrasanta ho scoperto una concentrazione di artisti, botteghe, fonderie, che non immaginavo. Mi piace il rapporto che si crea tra artisti e artigiani, il legare il sapere al saper fare credo sia una risorsa incredibile da dover valorizzare al meglio. Mi sono sentito subito accolto come in una comunità, mi piace avere questo legame con le persone e coltivare le relazioni. Questa realtà locale di una piccola città comprende già gruppi di diverse nazionalità e accoglie nel corso dell'anno un pubblico internazionale molto variegato e interessante.

Il Ministro della Cultura Alessandro Giuli durante la cerimonia di inaugurazione ha dichiarato: “Questo spazio rappresenta un modo giusto di abitare la cultura, tra materia e memoria, ricerca e dialogo che rende Pietrasanta un punto di riferimento internazionale”. Avete in mente di creare anche varie sinergie con gli artisti e artigiani a Pietrasanta?

Il titolo della mostra che abbiamo scelto per inaugurare il Museo è Present, ciò non solo testimonia la perdurante rilevanza dell’opera di Mitoraj nel presente. Allo stesso tempo, la donazione delle opere, che ha costituito la base per la fondazione del museo, una casa dedicata all’arte, si rivela un dono alla comunità. Prendendo ispirazione dalle collaborazioni che lo scultore ha stretto con artigiani e maestranze locali, vorrei creare qui una sorta di laboratorio permanente dedicato alla scultura, capace di unire scultori, artigiani, artisti e designer da ogni parte del mondo che possano avere qui il loro punto di riferimento per la ricerca dell’arte contemporanea.

Igor Mitoraj, come molti artisti, affermava che ciò che lo faceva andare avanti e lo faceva vivere era l’amore per il bello. Lei che rapporto ha con la bellezza e quale la sua personale definizione?

Per quanto riguarda Mitoraj, è interessante notare che molti penseranno probabilmente alla bellezza universalmente riconosciuta dei corpi delle sue sculture, ma che egli non le ha quasi mai realizzate in modo «completo»; al contrario, sembra che per lui la frattura e l’imperfezione facciano parte del suo concetto di bellezza. Anch’io nutro delle riserve nei confronti di una forma assoluta o pura. La mia idea di bellezza non è legata a una forma visiva e può riferirsi anche ai pensieri. Mi sembra più interessante una coerenza intesa come rifiuto della negligenza. Alla luce della complessità del nostro presente, continuo a ritenere rilevante la triade di contingenza, ironia e solidarietà formulata dal filosofo Richard Rorty. Forse sogniamo la bellezza, la purezza e la verità assolute. Consapevoli della loro impossibilità, dovremmo invece apprezzare la bellezza della relatività, delle relazioni e degli spazi intermedi.

Si è a lungo parlato delle ingenti somme di denaro che sono state spese per l’apertura di questo Museo che non è ad oggi completamente terminato. Il livello inferiore è stato infatti completato solo parzialmente e richiederà ulteriori finanziamenti, come ha Lei stesso ricordato durante l’inaugurazione del Museo. Come ha in mente di utilizzare questo spazio?

Sebbene tra qualche anno disporremo di ulteriori spazi espositivi e potremo quindi contare su una maggiore flessibilità, nel frattempo abbiamo pensato di avere un programma di mostre temporanee al piano superiore, il cosiddetto “Piano-città” e di dedicare gli spazi inferiori alla collezione permanente di Mitoraj. Per la tutela e la conservazione delle opere, non abbiamo potuto esporre ora tutta l’intera collezione e per questo prevediamo di aprire una seconda sezione negli spazi inferiori entro la fine dell’anno ma non vorrei svelarvi troppo, vi consiglio di seguirci sulla nostra pagina istituzionale per tutti gli aggiornamenti.