La mostra di Thomas Schütte, che la Galleria Tucci Russo di Torre Pellice inaugurerà sabato 6 giugno, dalle ore 16 alle 19, si rivela di grande e drammatica attualità, pur affondando le sue radici nel 1992. Dimostra infatti come il tema struggente e devastante dei conflitti laceri sempre l’umanità, ieri come oggi.

«Ogni mattina mi sveglio e sento le notizie dal mondo, poi la giornata prosegue. L’arte mi accoglie ma non cancella e tutto entra in dialogo, così penso alle cose fatte nel tempo. La mostra di Thomas Schütte del 1992, Untitled (coffins), è arte ed è quello che ci indica che un pensiero alto è ancora possibile» riflette Lisa Tucci Russo, sottolineando come l’agire artistico non sia avulso dalla realtà, pur se non di carattere solo contingente e cronachistico.

«Penso agli inizi degli anni Novanta, con la guerra del Golfo, la guerra in Jugoslavia e penso ad oggi… Da qui la decisione di ripresentare Untitled (coffins), con una diversa disposizione, in accordo con Thomas» aggiunge Lisa, svelando la genesi della mostra, la cui denuncia corrosiva verso la follia delle armi non ha perso di attualità e vigore.

Nel catalogo dell’esposizione di Thomas Schütte del 1992 compare un testo di Francesca Pasini, intitolato “Il guanto rovesciato della storia”, scritto riproposto adesso con poche aggiunte dell’autrice che già allora affermava: «Thomas Schütte parte da sé, dalle proprie immagini, dal proprio linguaggio, per interrogare il simbolo archetipico della morte. E, senza drammi espressionisti, suscita una nuova attenzione su questo mistero. (…) Schütte sembra suggerirci la ricerca di luoghi di pausa, di spazi eloquenti per continuare a leggere, dietro ogni morte, una vita. Li crea avvalendosi di segni storico-tradizionali, come il sarcofago e la mummia». Ieri come oggi quella visione non è asettica o solo immaginifica, ma si rivela di un realismo spiazzante e sconvolgente.

«Quei 50 sarcofagi, sovrastati da fogli di carta con il disegno di un corpo stretto da non ben definite bende, che a prima vista associamo ad una mummia, trovano un’altra interpretazione. Diventano testimoni della realtà. Per Schütte, infatti, rappresentano anche le migliaia di anonimi morti in Jugoslavia, e segnalano l’ormai totale assenza di mausolei e monumenti funerari, attraverso cui far spazio alla morte nelle città dei viventi» aggiunge Francesca Pasini, catapultando quel messaggio poetico-artistico nella cruda contemporaneità.

Da tutto ciò nascono in lei domande brucianti, inevitabili ed ineludibili: «Siamo in comunicazione perenne, ma questo è sufficiente a metterci in contatto reale con l’altro, con la vita, con la morte, con la storia? O non bisogna trovare un’altra dimensione perché questo ampliamento sia percepibile oltre la superficie, nella profondità della pelle?».

Cogliere “Il guanto rovesciato della storia” può suggerire uno sguardo meno distratto, vuoto e privo di senso dell’imbarazzante quotidianità che ci circonda.

(Testo di Tonino Rivolo, L’eco del chisone, mercoledì 3 giugno 2026, p. 3)