Massimo de Carlo Pièce Unique è lieta di presentare Pierce the valley, un nuovo corpus di opere dell’artista americana Theodora Allen, in occasione della sua prima mostra a Parigi.

Nel corso dell’ultimo decennio, Allen ha sviluppato un distintivo linguaggio visivo, sensibile alla forza dei simboli e ai loro cicli di rigenerazione, trasformazione e persistenza. La serie di opere in Pierce the valley riflette l’impegno costante dell’artista verso un metodo di pittura basato sul processo, che è rimasto un aspetto definitorio e generativo della sua pratica – una strategia attraverso la quale immagine, soggetto e superficie vengono simultaneamente costruiti e sottilmente smantellati.

Dall’insieme delle sue opere si dispiega un senso di vulnerabilità personale e collettiva, in particolare nella tensione tra cultura e natura – un asse lungo il quale riferimenti ancestrali e mitologici convergono con le urgenze ecologiche del presente. Immagini che racchiudono diversi strati di tempo – simboli tratti da carte da gioco, armature e scudi – appaiono come forme mutevoli, contemporaneamente fisiche e psicologiche. Le forme a cuore e diamante si rispecchiano e si suddividono reciprocamente, così da tracciare una sorta di enigmatica storia d’origine. Un verme perfora una mela, presentandosi come un agente sia di decomposizione che di rigenerazione, mentre le monumentali punte di due trapani si preparano ad esercitare un atto di violenza su un paesaggio già arido. Attraverso la lenta alchimia del suo processo, forme archetipiche luminose emergono da campi di blu e grigio, unendo fisico e metafisico, terrestre e celeste.

Dipingendo su lino preparato a gesso e utilizzando una contenuta tavolozza di toni freddi, Allen costruisce le sue composizioni attraverso un processo di revisione. Strati di pittura vengono aggiunti e rimossi, rivelando gradualmente il fondo bianco sottostante. Con una delicata azione di brunitura, zone di luminosità sono alternativamente portate alla luce o attenuate. In questa oscillazione tra presenza e assenza, le forme negative che costituiscono il sottofondo pittorico prendono gradualmente forma come volumi nello spazio.

L’illusione dell’immagine è spesso interrotta da abrasioni che rivelano la superficie fisica del dipinto: punti di luce corrosi e precise linee di pigmento sollevato dissolvono e incidono l’immagine dipinta, interrompendo la seduzione dell’illusione. Il risultato è una soglia scintillante tra il visibile e l’immaginato.

Nella loro atmosfera silenziosa e disciplinata simmetria, le opere suggeriscono che, mentre i monumenti umani si fratturano e le ideologie si erodono, le forze generative dell’universo continuano i loro cicli all’interno di un ordine più ampio e senza tempo. La rovina diventa una soglia che apre alla trasformazione. La frattura stessa diventa rivelatrice, mettendo in luce strutture simboliche che accompagnano l’umanità fin dalle sue civiltà più antiche. I dipinti di Allen resistono ad un’unica interpretazione, rimanendo deliberatamente aperti e invitando gli spettatori a proiettare i propri significati e i propri schemi culturali. All’interno di questa ambiguità, forze ed energie sembrano disgregarsi e riformarsi secondo un ritmo lento. I dipinti diventano aperture attraverso cui collasso e germinazione coesistono su un’unica superficie pulsante.

(Testo di Elisa Carollo)