Riccardo Canova
Collabora con Meer da febbraio 2025
Riccardo Canova

Tutti noi (o quasi) non abbiamo ricordi coscienti del momento della nostra nascita. Quello che mi è stato riferito è che la mia avvenne una sera di una gelida giornata di fine novembre, in un'antica casa contadina, nel paese di montagna dove viveva la mia famiglia. In questa stanza il riscaldamento veniva da un’antica stufa a legna, che ancora posseggo e uso. Non so quale fossero le effemeridi di quel giorno. So solo che era il primo giorno sotto il segno del sagittario. Cosa questo possa aver significato per la mia vita, semplicemente lo ignoro.

Sono convinto, invece, che non sono cause esterne a determinare il nostro modo di essere ma che il nostro primo impatto con il mondo fuori dall’utero materno attivi le nostre potenziali capacità di affrontare questo nuovo ambiente in un rapporto circolare. Noi-ambiente-ambiente-noi. Cominciamo a costruirci la prima idea di mondo e a comportarci di conseguenza. Come dicevo, era freddo e la stanza era riscaldata da una stufa a legna, che diffonde il calore in un modo diretto. Il paese era in una vallata circondata da montagne, coperte di boschi, prati rocce e ghiacciai.

Ho sempre preferito il clima freddo a quello caldo, così come il riscaldamento di una stufa a legna o di un camino rispetto a quello centralizzato. Mi sono reso conto di avere bisogno di essere circondato da montagne ma, soprattutto da un forte ambiente naturale vivo. Non amo i deserti, non amo gli agglomerati urbani. Le piante con la loro continua variabilità sono per me assolutamente indispensabili. Ho bisogno di osservarle, di vederne i cambiamenti quotidiani. Così come la variazione del tempo atmosferico, il sole, la pioggia, la neve, il vento, la nebbia i ghiacci. Ho vissuto in varie località ma la vicinanza con l’ambiente naturale è per me indispensabile.

Quasi esattamente 25 anni dopo quel giorno mi laureavo in medicina e chirurgia presso l'Università degli studi di Milano. Dopo la laurea mi sono iscritto alla scuola di specializzazione in Psichiatria e ho iniziato a lavorare nell’istituzione psichiatrica. Erano gli anni della messa in discussione dei principi e, soprattutto, delle prassi della gestione della malattia mentale. Una vera e propria rivoluzione, nata in Italia con il lavoro di Franco Basaglia, si stava diffondendo in tutto il mondo. Partecipai attivamente al movimento di rinnovamento psichiatrico e alla costruzione della Psichiatria Territoriale.

In questo clima di grande fermento culturale sulle problematiche della malattia mentale e della gestione dei pazienti, ricco di dubbi, domande, sperimentazioni, curiosità, mi sono avvicinato alla teoria sistemica che sembrava dare risposte più vicine al pensiero della psichiatria critica. Mi sono formato come psicoterapeuta presso il Centro Milanese di Terapia della Famiglia i cui fondatori furono i primi in Italia a portare il pensiero sistemico applicato alla psicoterapia. Il Centro divenne negli anni seguenti uno dei più noti punti di riferimento internazionale per la terapia della famiglia. Sempre alla ricerca di nuove risposte, mi specializzai in seguito anche in Psicologia Clinica.

La formazione al Centro Milanese di Terapia della Famiglia si estese successivamente anche ad altri componenti dell’equipe della quale facevo parte allora e questo portò alla creazione di un servizio psichiatrico ad orientamento sistemico, che consentì la sperimentazione dell’utilizzo della Terapia Familiare direttamente all’interno di un reparto di Psichiatria. Sperimentazione nella quale fu coinvolto direttamente il Centro stesso.

Ho costituito, e diretto per dieci anni (1994-2004), il Centro di Consulenza e Psicoterapia della Famiglia, a Segrate (Milano) servizio pubblico di secondo livello, rivolto all’utenza afferente ai diversi servizi territoriali del Servizio Sanitario Nazionale. In questo periodo ho conosciuto il lavoro innovativo del neuropsichiatra londinese Eia Asen, fondatore della Terapia Multifamiliare Sistemica, originale modalità di intervento che unisce la terapia familiare tradizionale alla terapia di gruppo.

Da cinque a dieci famiglie con problematiche simili e spesso multiple, vengono riunite per un tempo e con una frequenza variabili da contesto a contesto, in spazi comuni nei quali attività pratiche, anche ludiche, role play, confronti, rappresentazioni, riproduzioni della vita quotidiana, visione di filmati, giochi, revisione di registrazioni dell’attività svolta, sono utilizzati per stimolare confronti tra le diverse famiglie, tra genitori, tra figli, tra genitori e figli, alla ricerca di soluzioni che possono essere subito sperimentate sul posto, dove il ruolo dei terapeuti è sia maieutico sia di regia del gruppo e, soprattuto, mai direttivo e mai giudicante.

Formatomi a questo tipo di intervento, l’ho applicato con la supervisione dello stesso Asen, in diversi contesti: Psichiatria, Neuropsichiatria Infantile, Servizi di Tutela Minori, Disturbi del Comportamento Alimentare.

Negli anni più recenti mi sono occupato di una specifica applicazione dell’intervento multifamiliare che è quello rivolto alle coppie di genitori, separati/divorziati, che continuano a configgere, mettendo di mezzo i loro figli minori. Il modello, nato nei Paesi Bassi e diffuso soprattutto in nord Europa prende il nome di “No Kids in the Middle” proprio per sottolineare che il maggior obbiettivo dell’intervento è quello di fare in modo che i figli non vengano utilizzati nel conflitto parentale. Ho lavorato con la Terapia Multifamiliare e con No Kids in the Middle, a Milano e provincia, Monza e Brianza, Sondrio, Bergamo, Bologna. Mi sono formato in alcuni interventi operativi innovativi quali la “Resistenza Non Violenta “e “La nuova Autorità”.

Ho partecipato al lavoro multi-centrico europeo “Daphne”, coordinato da Eia Asen, per la costruzione di un manuale della Terapia Multi-familiare nei casi di violenza intra-familiare. Sto partecipando ad un progetto multicentrico europeo Erasmus+ sul benessere psichico nella scuola (primaria e secondaria). Svolgo attività di formazione, di consulenza e di supervisione per la Terapia Familiare, Multifamiliare e per “No Kids in the Middle”, per Istituzioni sia Pubbliche sia Private e sono docente in diverse scuole di Terapia Familiare. Sono stato Professore a contratto, presso Università degli Studi di Milano Bicocca prima per la disciplina e “psicologia e psicopatologia della coppia e delle famiglie” e poi per “psicologia clinica” in vari periodi dal 1995 al 2020. Sono stato Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minorenni di Milano dal 1999 al 2009.

Sono autore e coautore di vari articoli e capitoli di libri su questi argomenti così come relatore in vari convegni nazionali e internazionali. L'ultimo libro che ho scritto (in collaborazione con il collega, Gianluca Ganda), è intitolato “il mistero del rispetto” e parte dalle considerazioni e riflessioni sull'importanza del “rispetto”, soprattutto nelle situazioni più difficili come quella di un reparto psichiatrico. Formatore LEO® (Laboratori di Epistemologia Operativa, metodologia formativa elaborata da Alberto Munari e Donata Fabbri dell’Università di Ginevra). La terapia sistemica fa riferimento alle teorie della Complessità e qualche anno fa, ho sentito il desiderio, direi quasi la necessità, di approfondire questo tema in modo più strutturato e da punti di vista differenti. Ho iniziato allora a partecipare alle iniziative organizzate dalla associazione Complexity Institute, e poi ho deciso di frequentare il primo Master, da loro organizzato, in Complexity Management nel 2021/22.

Il filo conduttore che mi sembra di individuare nella mia biografia professionale è la continua ricerca di risposte alle domande che ogni volta mi si sono poste proprio quando pensavo di aver avuto una risposta soddisfacente. La curiosità e il continuo dubbio. In un certo senso ho “invidiato” i colleghi che avevano sempre una risposta chiara, una certezza riguardo, ad esempio, ai comportamenti dei pazienti. Sia che si trattasse di una diagnosi psichiatrica sia di una interpretazione psicodinamica. Mi ha sempre colpito la sicurezza con la quale davano una spiegazione. Io credo, invece, che sia sempre più necessario rendersi conto che sono sempre e solo delle nostre idee e come tali possiamo utilizzarle come ipotesi e dobbiamo essere pronti a metterle in discussione e a cambiarle in ogni momento. Nei limiti delle mie capacità e possibilità mi piace conoscere e confrontare modi diversi di vedere, di considerare le cose sia da persona a persona sia da una disciplina all’altra.

Articoli di Riccardo Canova

Subscribe
Get updates on the Meer