Le api sono entità viventi evolute nel mondo degli insetti, esseri sociali organizzati e intelligenti (una colonia può contare fino a 200.000 individui nella fase estiva) che strutturano armoniosamente non solo la comunità all’interno dell’alveare, ma anche la vita procreativa del mondo vegetale con il loro lavoro di impollinazione: Senza le api, un terzo di tutto quello che mangiamo, non esisterebbe (Markus Imhoof) o Le api sono le gambe delle piante (Michael Pollan).

Sono delle operaie instancabili e indefesse, ma loro caratteristica principale è di fornire agli esseri umani sostanze uniche e speciali: il miele, la pappa reale, la propoli (pro-polis: per la città, la comunità dell’arnia), la cera, il loro veleno curativo, fino al polline, anche nella sua versione meno nota come “il pane delle api” cioè polline e miele amalgamati dai loro fluidi digestivi e trasformato da un processo di fermentazione (di batteri e lieviti) che lo rende ricco di sostanze nutrienti facilmente biodisponibili.

Non esistono in natura sostanze che le possano emulare, la loro ricchezza nutritiva è confermata da una pratica constatazione, ossia che un essere umano potrebbe sopravvivere per un lungo periodo di tempo nutrendosi dei soli prodotti delle api: vitamine, proteine, aminoacidi, zuccheri equilibrati, oligoelementi, enzimi, sostanze rafforzanti il sistema immunitario, antiossidanti, antibiotici naturali, batteri probiotici, un lungo elenco di sostanze benefiche e ancora in parte misconosciute.

Ma la sostanza che ha caratteristiche veramente speciali è il miele, definito come lo “sperma dei fiori”, dato che per produrre mezzo chilo di miele occorrono l’estratto del nettare floreale pari a due milioni fiori e il lavoro instancabile di circa 25.000 viaggi tra fiori e arnia (con un raggio di estensione di circa 10 chilometri in estate). Da quello che le api mellifere raccolgono, nasce nell’alveare questa sostanza definita come nettare degli dei, ambrosia vegetale e animale, deposta in celle esagonali così ingegnerizzate che 50 gr di cera possono sostenere quasi 2 kg di miele; miele e cera, due manifestazioni della stessa sostanza, diverse ma collaborative e integrate tra loro. (R. Steiner parla di “forza formatrice esagonale” come forza e forma sostenitrice della natura rapportandosi alla componente silicea del quarzo). Le api sono sempre state considerate degli insetti solari e luminosi, chiamate “le divine”, le api come operaie del sole, le api come simbolo solare, “per gli antichi egizi, tra i primi ad allevare le api, questi insetti trasformavano i raggi del sole in dolcezza dorata” ed erano originate dalle lacrime del Dio sole, Ra, cadute sulla Terra. Tutte le tradizioni le considerano come esseri di natura ignea, così come il miele che ha proprietà riscaldanti e termogene.

La specie umana ha sempre beneficiato della compagnia di questo prezioso insetto, dato che le api, organizzate come entità sociale risalgono a diversi milioni di anni fa. Non a caso le api e il miele sono una presenza continua nelle tradizioni mitologiche, simboliche, iniziatiche, esoteriche e rituali. Il miele come conoscenza mistica, come tesoro spirituale, come rivelazione e ispirazione sacre, come beatitudine superiore e stato del nirvana, come veicolo di felicità. Per citare solo alcuni riferimenti: per Bernardo di Chiaravalle, l’ape rappresenta lo Spirito Santo, si narra di Pitagora che si nutrisse di solo miele (inteso come conoscenza spirituale), così per il Giovanni Battista, nutrito da miele e locuste (anche se una esatta traduzione ci porterebbe a miele e pani di orzo). Secondo Pseudo Dionigi l’aeropagita: ciò che deriva dagli insegnamenti divini è paragonabile al miele,”ha proprietà di purificare e conservare”. Nei testi vedici “è esaltato quale principio fecondatore, sorgente di vita e di immortalità, ... è paragonato allo sperma dell’Oceano, al Grande Latte omniforme”.

Nella visione psicanalitica moderna il miele “considerato come risultato di un processo di elaborazione... è simbolo dell’Io superiore o Sé, in questa ultima conseguenza del lavoro interiore su se stessi”. L’ape in quanto viaggiatrice frenetica da fiore in fiore rappresenta l’inquietudine e la dissipazione dell’anima nei coinvolgimenti mondani, nella illusoria e evanescente esperienza del dolce della materia o simboleggia il vero ricercatore che trasmuta il vissuto esperienziale nel miele come nutrimento concentrato e interiore. E qui il miele è il nutrimento dei saggi della tradizione iniziatica, simbolo dell’anima trasformata e integrata: nei riti mitraici gli iniziati si lavavano le mani con il miele come atto di purificazione e di rivelazione così come nei misteri eleusini il miele era “dato agli iniziati di un grado superiore come segno di vita nuova”.

Anche “per gli alchimisti lega e coagula, e segna l’inizio della incarnazione dello spirito” e sempre nell’ambito di questa tradizione di trasformazione interiore, la creazione del miele è un “processo alchemico di riscaldamento” data l’interazione tra il sole e il fiore (che genera il nettare e il polline) completato dalle api attraverso il loro lavoro di trasmutazione.

Il miele e l’ayurveda

Il miele ha un ruolo prezioso in ayurveda come lo dimostrano le numerose ricette e applicazioni che troviamo nei testi e nelle tradizioni curative, ma soprattutto è apprezzato come tra i migliori anupana. Questo termine indica la sostanza che permette la veicolazione di principi attivi, di sostanze nutritive e terapeutiche nei tessuti corporei più profondi, è definito come yogavaha, ciò che esalta gli effetti terapeutici dei medicamenti a cui viene aggiunto.

Comprendiamo come anche nella fitoterapia tradizionale e popolare occidentale il miele non era considerato come un semplice dolcificante o correttore di sapore, ma sostanza integrante alle terapie naturali. La classica tisana erboristica dolcificata con il nettare della api è una utile combinazione sinergica tra piante officinali e il miele. A tal proposito si raccomanda l’utilizzo a temperatura non oltre i 37/40 gradi, per non denaturare vitamine, enzimi e cere normalmente presenti in un miele di qualità. Nell’ambito di questa antica medicina dell’India si ha un’utilizzo particolare del miele invecchiato (anche per lungo tempo) dove nella sua stagionatura perde lentamente la parte di acqua, modificando alcuni tipi di zuccheri, ma facendo emergere particolari enzimi che lo rendono curativo per il diabete.

Il miele fa parte delle composizioni del vajakarana, la branca medica ayurvedica specializzata nello studio dei tonici e virilizzanti sessuali, dato che lo shukra (lo sperma) è nutrito dallo sukra vegetale cioè il miele, che è sostanza rigenerante e afrodisiaca. Per le sue proprietà prosciuganti, in particolar modo per l’umidità del kapha, un uso moderato del miele è consigliato anche nell’obesità; così come la tradizione ippocratica gli attribuiva una energia calda e secca. Nelle vecchie ricette erboristiche non si consigliavano per la tosse grassa infusi di piante espettoranti e miele per asciugare il muco?

Il miele appena smielato è considerato come uno degli alimenti più ricchi di prana e di fotoni, il miele fresco è l’alimento più ricco di prana che si possa consumare, inizia a decadere la quantità energetica quando inizia a solidificarsi, ma pur continuando a mantenere una percentuale alta di energia vitale. Come cita R. Svoboda: “in onore della sua posizione di alimento dolce ideale, il miele in sanscrito è detto madhu, ossia dolce perfetto, in contrasto con madhura, che si riferisce alle sostanze dolci che devono essere digerite prima di potere cedere la loro dolcezza all’ahamkara (letteralmente ciò che si fa io, ossia energia che si identifica con il corpo, la mente e lo spirito permettendo il principio di identità come unità vivente). Tutte le altre sostanze sono madhura, solo il miele è madhu”. Pertanto il miele come farmaco, come tonico, come preziosa sostanza che frena l’invecchiamento, come afrodisiaco, esempio perfetto di alimento nutraceutico, di farmalimento (o alimento funzionale).

Grasso e dolce

Sappiamo che i cibi grassi e dolci (e salati) creano una vera e propria dipendenza alimentare: con la risonanza magnetica funzionale si è visto che il cibo grasso attiva la corteccia cingolata, l’area cerebrale sensibile ad altre a esperienze sensoriali come l’odore di un profumo o l'esperienza di una carezza. Ma al di là dello junk food odierno l’utilizzo del dolce e del grasso ha una più sana e antica tradizione simbolica e terapeutica. La più classica è l’unione di latte e miele, allettante connubio promesso ai fedeli che aspirano ai tanti paradisi ultraterreni o simbolo della terra promessa ”dove scorrono latte e miele”. Il *Cantico dei Cantici *recita: "le tue labbra stillano miele vergine, o sposa, c’è il miele e latte sotto la tua lingua… son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa, e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo; mangio il mio favo e il mio miele, bevo il mio vino e il mio latte". O dal profeta Isaia: “pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele. Egli mangerà panna e miele, finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene”. Il cervello si nutre di grassi sani (che costituiscono il 30% dell’organo) pertanto, non grassi e dolci spazzatura, ma alimenti ricchi di omega 3 e omega 6 e un raccomandato “dolce”, sano come il miele.

Una classica combinazione ayurvedica è il ghee (burro depurato dai grassi saturi e acqua) e miele, combinazione alimentare favorita da yogi e asceti. Per gli yogi miele e ghee sono nutrimento puro e diretto per il cervello, non usano mai una percentuale uguale, ma la variano secondo i periodi dell’anno, le tecniche di yoga che seguono, se stanno digiunando, o durante un’alimentazione regolare. Una versione vegana alternativa è il tahin (crema di sesamo) e miele.

Il miele è una sostanza utilissima per la crescita dei bambini, dovrebbero utilizzarlo spesso per favorire “le forze formative” (ma non sotto l’anno di vita). In particolar modo la combinazione con la crema di sesamo per lo sviluppo del cervello: si raccomanda l’utilizzo, tutto a freddo, volendo con un pizzico di polvere di zenzero secco, o con un infuso di succo di zenzero fresco, che aiuta l’assimilazione delle sostanze da parte dell’organismo. Un’altra ottima combinazione è miele e yogurt (naturale senza nessuna aggiunta) con la formula al 50% di farina di mandorle, 50% di yogurt bianco naturale diluiti con un pochino di acqua di rose naturale e miele. Dato che il miele è molto riscaldante, l’acqua di rose ne smorza il calore e rende la miscela un po’ più rinfrescante, utilizzabile anche d’estate.

Altro accostamento eccellente è con il latte di mandorle, che è possibile potenziare con una piccola parte di polvere di cannella. Per chi consuma il latte di origine animale si consiglia del latte di capra fatto bollire per non più di tre minuti, con curcuma, cannella e una piccolissima parte di vaniglia lasciando in infusione per almeno venti minuti e dolcificato con miele, per ottenere una bevanda veramente gustosa e digeribile. Altra combinazione sopraffina e nutriente è il miele con le mandorle, frutto corroborante e ricostituente del sistema nervoso: due alimenti considerati entrambi solari, luminosi e sacri. Questa gustosa combinazione, che creava dei “boni e profumosi” dolcetti con l’aggiunta di mosto d’uva, aveva appassionato anche il mistico S. Francesco che, come ricorda la tradizione storica, fece richiesta alla pia nobildonna Jacopa de’ Settesoli di poterli riassaggiare prima della sua imminente dipartita dal corpo. Anche il sonnifero casalingo delle nostre nonne, che doveva assicurare un sonno libero dalle inquietudini della giornata, era latte caldo (cioè triptofano presente nei latticini precursore della serotonina) miscelato al dolce, rassicurante e sedativo del miele.

Il miele ha numerose applicazioni cosmetiche, ricordiamo una maschera per il viso di semplice preparazione: miele, acqua distillata di rose e acqua di rosmarino, da applicare dopo una pulizia profonda della pelle (le acque aromatiche sono ottenute dalla separazione degli olii essenziali durante la distillazione e sono la componete acquosa dei vegetali, ma ancora ricche di una parte aromatica di facile assimilazione da parte della pelle). Il miele è utilizzato per cicatrizzare le ferite e le bruciature, il miele di Manuka elaborato dalle api dal Leptospermum scoparium ha dimostrato queste evidenti proprietà antibatteriche. Un rimedio di emergenza in caso non si abbiano disinfettanti a disposizione è l’impacco con decotto concentrato di sommità fiorite di timo e miele. Durante un digiuno una bevanda tonica e di supporto alla depurazione è acqua e miele.

Altra preparazione meno nota è l’idromele, bevanda ottenuta dalla fermentazione di acqua e miele, il liquore preferito da Odino e forse la mitica Ambrosia della tradizione mediterranea. Dall’uso di questa bevanda alcolica deriva il termine “luna di miele” perché nella tradizione celtica si dotavano i novelli sposi di una scorta della bevanda tonica e stimolante, che durava una lunazione (circa 28-30 giorni). Dall’idromele si innesca la fermentazione alcolica che porterà alla produzione dell’aceto di miele, l’aceto più antico, ricco di aminoacidi, enzimi, vitamine e oligoelementi come magnesio e fosforo, dotato di numerose proprietà terapeutiche.

Ora domandatevi in cuore “Come potremmo distinguere il buono e il cattivo nel piacere?”.
Andate nei campi e nei vostri giardini e vedrete che il piacere dell’ape è raccoglire il miele dal fiore,
E il piacere del fiore è concedere all’ape il suo miele.
Poiché un fiore per l’ape è una fontana di vita,
E un ape, per il fiore è una messaggera d’amore,
E darsi e ricevere piacere è insieme l’utilità e l’estasi per l’ape e per il fiore.

(Kahlil Gibran - Il Profeta)

Bibiliografia
Dizionario dei simboli - ed. Bur
Le api - R. Steiner
Il libro dei simboli - ed. Taschen